| Titolo film: |
Il dubbio |
| Opinioni presenti: |
39 |
| Media Voto: |
7 -  |
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Attenzione: nei testi delle seguenti opinioni, potresti trovare parti rivelatorie del film.
Il parere di Olga, 63 anni, Perugia
un film che imegna la coscienza |
Voto 9 di 10  |
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E’ possibile non agire se si hanno dubbi nel perseguire un crimine odioso o il non far nulla, nel dubbio, è comunque peggio del fare? Da questa domanda centrale si dipana la tela che il regista John Patrick Shanley tesse servendosi di dialoghi serrati e in crescendo, tali da smuovere la nostra coscienza ad una riflessione che dal conflitto tra due religiosi si può allargare a tanti campi della nostra vita. A questo interrogativo altri se ne affiancano: dove deve fermarsi il pettegolezzo per non essere rovinoso? Può una religiosa che voglia esser testimone di amore cristiano ergersi a giudice di chi forse ha sbagliato? La salvezza dell’integrità fisica e morale di un bambino giustifica sempre e comunque la scomunica morale di chi l’abbia magari solo pensato? E che dire della madre di un figlio oggetto di attenzioni (se non altro ambigue), che preferisce la premura e l’interesse di un eventuale pedofilo alla crudeltà e all’incomprensione del padre del ragazzo, perché almeno lì ci sarebbe amore, anche se stravolto?
Da queste domande penso ciascuno ricavi la profondità dei problemi che fanno da sfondo allo “scontro” tra due personaggi-attori veramente formidabili: Meryl Streep nelle vesti della diabolica suor Aloysius e P. S. Hoffman in quelli di padre Flynn.
Siamo negli anni ’60, in una scuola cattolica del Bronx. A dirigerla una religiosa, la suora di cui sopra; parroco e insegnante nell’istituto il succitato sacerdote. La prima è rigida, sospettosa, odiatrice del nuovo (detesta anche le penne biro che cominciano a diffondersi), temuta da tutti per la sua ottusa severità, passatista nei metodi e nei contenuti, incline alla caccia alle streghe in ogni circostanza, dalla più piccola alla più grave, immensamente sola in questa sua crociata. Dall’altra il sacerdote (che per essere un maschio è suo superiore nella gerarchia) portato invece al rinnovamento, duttile e comprensivo con i ragazzi cui insegna, con cui gioca a pallone, con cui parla, non alieno dal darsi ai piaceri della tavola e del fumo. Lui è sospettato dalla suora di aver corrotto e insidiato un giovanissimo allievo di pelle nera, l’unico afroamericano della scuola fino a che egli sceglie di lasciare la parrocchia chiedendo il trasferimento che otterrà in una zona molto più prestigiosa (promoveatur ut amoveatur). Ci viene così il dubbio che egli menta e la suora abbia ragione. Ma chi ci dice che la suora ha ragione se non ci sono prove? Devo confessare che il film mi ha catturato come pochi. Ho trovato perfetto il ritmo, l’interpretazione, la fotografia di Roger Deakins, centrati i personaggi minori, ricostruito con cura un clima a metà fra chiusura e rinnovamento. E non credo abbia molta importanza che al centro del discorso ci siano due religiosi, perché le domande che si affacciano alla mente non sono esclusivamente legate a quell’ambito e rivestono valore anche per chi come me è gnostica e laica. E comunque due attori come i protagonisti sono una vera… benedizione del cielo!
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Questa opinione è stata scritta da:
Olga
63 anni
Perugia. |
(6 Febbraio 2009) |
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