DIAZ
Il vetro può significare tante cose. Un cristallo di Boemia, un colorato manufatto di Murano, una bottiglia di Coca Cola, una finestra…. In ogni caso vetro significa trasparenza, e trasparenza richiama pulizia, nitidezza, limpidezza e, per estensione, tutto ciò che si può ricondurre a queste proprietà, come il rispetto delle regole, la correttezza e quindi la democrazia. Una bottiglietta vuota che lentamente sale e poi scendendo si schianta a terra o contro qualcos’altro in un contesto di guerra, in una rappresentazione filmica vuol dire che qualcosa di trasparente e di maledettamente importante si è rotto, è andato in mille pezzi. Similmente in frantumi, sotto una gragnola di colpi contundenti, vanno i vetri delle finestre di una scuola. In una notte di 11 anni fa la democrazia andò in frantumi. La Costituzione, quella che conta, quella che non ammette deroghe, quella che parla di uomini, di diritti, di tutele, fu stracciata, bruciata, umiliata. Dalle finestre di quella scuola entrò uno tsunami di violenza e di brutalità che non si fermò davanti a niente e a nessuno, non davanti al sangue che si rapprendeva su cose e persone, non davanti al vecchio militante sindacale ferito o alla ragazza piagata che chiedeva invano un assorbente. Non rimase un solo vetro intatto in quella scuola devastata dalla violenza inarrestabile di chi vince e non sa accontentarsi della vincita e vuole vincere e vincere ancora, salvo due bottiglie incendiarie che nessuno aveva visto prima. Garage Olimpo, la notte delle matite spezzate, lo stadio di Santiago; mille immagini si accavallano mentre i rumori amplificati che parlano di sofferenza, di oggetti spaccati, di insulti, di trappole per topi tolgono spazio a qualsiasi riparo psicologico come la possibilità che forse non è andata proprio così, forse è finzione cinematografica, forse era solo una reazione ad una violenza precedente. Quella notte furono massacrati i corpi di 90 persone ma anche altre cose immateriali, ma non per questo meno importanti come le idee, i diritti, la solidarietà, la speranza che gli autori di tutto questo –dai mandanti ai progettisti, agli organizzatori, agli esecutori, ai fiancheggiatori, ai sobillatori, alle improvvisate claques per le strade cittadine- si vergognassero e chiedessero scusa. I misfatti divennero legali azioni di pulizia, il Potere si affacciò in televisione per inscenare una recita rassicurante, la sabbia lentamente coprì tutto tranne alcune cuspidi, troppo alte e visibili per scomparire. La Costituzione fu pazientemente ricomposta, ma rimasero le piccole crepe come di un prezioso foglio di pergamena rimasto a lungo piegato. E la bottiglia di vetro? Fu ricomposta anche quella ma, si sa, il vetro è fragile e potrebbe ricadere....Tutto questo ci mostra il film di Vicari con spietato realismo. Film che non possono perdersi coloro che non vogliono dimenticare e che intendono contribuire a disincrostare e rendere trasparenti tutti i vetri della nostra fragile democrazia.
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