| Titolo film: |
Vaniglia e cioccolato |
| Opinioni presenti: |
24 |
| Media Voto: |
5 -  |
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Attenzione: nei testi delle seguenti opinioni, potresti trovare parti rivelatorie del film.
Il parere di Giuseppe, 34 anni, Genova
Soap a 35 millimetri |
Voto 4 di 10  |
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Tratto dal romanzo di Sveva Casati Modignani, "Vaniglia e cioccolato" segna il ritorno, come regista, di Ciro Ippolito a quasi 20 anni dal dittico "Arrapaho"-"Uccelli d'Italia", quello per il quale i più ottimisti lo salutarono come un Terry Gilliam nostrano inducendo anche a improbabili paragoni fra gli Squallor e i Monty Python. Ma a parte questo, sembra che l'esperienza trasgressiva del produttore "prestato alla regia" nonché ex-attore partenopeo lo abbia reso bisognoso di una redenzione, a vantaggio di una commercialità con parametri da audience di piccolo schermo. "Vaniglia e cioccolato" ha infatti un taglio televisivo, chiaro e semplice: praticamente è poco più di una soap-opera a 35 millimetri. Poco importa che Ippolito si abbandoni ad ardite inclinazioni della macchina da presa, o anche che paia voler infastidire APPOSTA lo spettatore con piani sequenza da mal di mare così come facevano Ford o Kubrick - peraltro giustificati da esigenze di impatto psicologico - con gli scavalcamenti di campo. E non è solo Alessandro Preziosi (proveniente dal teleromanzo "Vivere" e ora sempre in TV con lo sceneggiato "Elisa di Rivombrosa") a favorire il clima da fiction, ma anche la vicinanza di età fra i personaggi e i loro genitori (fra Maria Grazia Cucinotta/Penelope e Licinia Lentini/sua madre ci sono 10 anni di differenza, e sempre Preziosi, 30enne, ne ha sì e no una dozzina in più di chi interpreta il figlio maggiore). Si aggiungono una sceneggiatura con testi da apprendista (a cominciare dalla lettera che la protagonista lascia all'"immaturo" marito) e un gioco di tradimenti da romanzo Harmony dove l'originalità latita (lui, giornalista fintocinico, la tradisce con una divetta e lei, pianista "profonda", risponde con un pittore, interpretato dal ballerino Joaquin Cortés) e scompare del tutto quando la madre di Penelope confessa alla figlia, sospettosa fin da bambina, di aver sempre tradito suo padre: "Immagino che il tuo sia stato un pareggio di conti" sentenzia poi la donna. Dal vortice di banalità spiccano forse, un tantino più interessanti, la nonna della protagonista (interpretata da Serra Yilmaz, tra le preferite di Ferzan Ozpetek e che recita non doppiata) e la sua influenza su di lei. Ma non basta di certo. E' chiaro che Ippolito ragiona da produttore, peraltro se il discorso fosse solo di soldi potrebbe darsi ai cine-panettoni vanzineschi, o magari alla riesumazione del genere Mario Merola - "Lacrime napulitane", da lui diretto nel 1981. A portare romanzi sul grande schermo dovrebbe pensarci un regista vero. Di cinema.
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Questa opinione è stata scritta da:
Giuseppe
34 anni
Genova. |
(21 Febbraio 2004) |
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