10 Dicembre 2009 - Conferenza
"La Principessa e il Ranocchio"
Intervista al supervisore all'animazione.
di Francesco Lomuscio

In occasione dell'uscita italiana de "La principessa e il ranocchio", titolo del Natale Disney 2009, abbiamo incontrato a Roma il supervisore all'animazione Andreas Deja.


Lei ha raccontato che desiderava di lavorare per la Disney fin da quando aveva solo dieci anni; quindi, i sogni che raccontate nei vostri cartoon spesso si avverano…
Andreas Deja: Se la vogliamo vedere in questa maniera, possiamo dire che si è trattato della realizzazione di un sogno (ride). Io vorrei diventare bravo tanto quanto i vecchi animatori della Disney, che guardo con ammirazione dal basso verso l'alto perché hanno fissato degli standard veramente alti. Devo fare ancora molta strada per diventare come loro.

In un periodo storico in cui l'animazione mainstream ci sta sempre più abituando a disegni tridimensionali e a sistemi di visione in 3-D, come mai questo improvviso ritorno allo stile che caratterizzò i vecchi classici Disney?
Andreas Deja: In realtà, questa cosa risale a diversi anni fa, quando la vecchia gestione della Disney, guardando i risultati al box office, decise tristemente che i tempi dell'animazione tradizionale erano finiti e che i film animati al computer avrebbero garantito incassi maggiori. Molti di noi, però, sapevano e sentivano che il successo non era dovuto al fatto che il pubblico aveva cambiato gusto sulla tecnica, ma che forse non eravamo stati in grado di raccontare le giuste storie attraverso l'animazione tradizionale. Opinione condivisa, tra l'altro, anche da John Lasseter, il quale, una volta tornato a condurre la parte animazione della Disney, s'impegnò subito nella ricerca di buone storie da raccontare tramite l'animazione tradizionale.

Quali sono i punti di forza di questa storia?
Andreas Deja: Qui siamo in una confezione vecchio stile, ma la cui storia è molto moderna, perché Tiana, la protagonista, è una donna in carriera concentrata esclusivamente sul lavoro. Mi piace molto la morale, secondo la quale non basta questo per essere felici, ma bisogna bilanciare ciò con qualcos'altro, come, appunto, aprirsi all'amore. La morale, quindi, è molto moderna, perché io conosco gente così, soprattutto negli Stati Uniti, dove sono tutti molto focalizzati sul lavoro.

Quanto è cambiato, rispetto a un tempo, il lavoro dell'animatore che disegna a mano?
Andreas Deja: La cosa che mi piace del 2-D è che oggi si realizza esattamente come veniva concepito negli anni Trenta; anzi, usiamo ancora dei tavoli per animazione della Disney di allora, perché la creazione del personaggio è proprio quella, stai seduto al tavolo con una pila di fogli di carta su cui disegni e scarabocchi. La differenza sta nel dopo, perché, a conclusione del disegno, il personaggio veniva dipinto a mano, mentre oggi viene scannerizzato e, visto sullo schermo, colorato al computer.

Parliamo dell'ambientazione a New Orleans…
Andreas Deja: Io non sono stato uno degli animatori recatisi a New Orleans a fare le ricerche, perché all'epoca ero impegnato nella lavorazione di un film su Pippo. Il regista e il direttore artistico sono andati, hanno fatto una serie di fotografie e ricerche che poi, una volta tornati negli studi, hanno condiviso con noi in modo che potessimo avere accesso a ciò che questa città trasmette. Per esempio, la canzone di Mama Odie volevamo che fosse tipo gospel.

John Lasseter ha sempre detto che "La principessa e il ranocchio" era il film per cui era più emozionato…
Andreas Deja: Sicuramente, questo è il film nei confronti di cui John nutre i più forti sentimenti, innanzitutto perché primo in assoluto nel quale è stato coinvolto fin dall'inizio; infatti, è stato addirittura tra quelli che hanno preso la decisione di realizzarlo. Poi, è il primo film realizzato dalla Disney dopo la decisione di chiudere completamente con l'animazione tradizionale.

Nel film ci sono molte citazioni ai grandi classici della Disney…
Andreas Deja: Si tratta di omaggi che non erano assolutamente voluti, ma ci sono talmente tanti personaggi Disney che, alla fine, qualcuno di essi somiglia per forza a figure già protagoniste di altri film. Per esempio, si è detto che l'alligatore Louis somigli un po' all'orso Baloo de "Il libro della giungla" o che Mama Odie ricordi Maga Magò de "La spada nella roccia", ma non li abbiamo assolutamente presi come punti di riferimento.

Invece, per disegnare i personaggi v'ispirate a qualche figura reale?
Andreas Deja: Generalmente, si parte sempre dall'ascolto delle voci degli attori che andranno a doppiare il personaggio.

Questo ritorno ai classici può significare l'inizio di un nuovo filone di classici?
Andreas Deja: Il nostro obiettivo è quello di raccontare storie nuove e interessanti, il CG potrebbe avere una svolta e andare in un'altra direzione, ma questo si può dire anche dell'animazione tradizionale. Questo film ha tratto una forte ispirazione dai film Disney degli anni Cinquanta, perché, per esempio, a John Lasseter piace molto "Lilli e il vagabondo", ma non è detto che, in futuro, non si possa seguire un percorso diverso anche nell'animazione tradizionale.

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