07 Settembre 2008 - Intervista
"Il primo giorno d'inverno"
Intervista al regista e al cast.
di Giuliana Steri

Presenti alla conferenza: Mirko Locatelli (regista, sceneggiatore, produttore), Giuditta Tarantelli (sceneggiatrice, coproduttrice), U. Carlevaro (direttore della fotografia), P. De Vecchi (coproduttore), Mattia De Gasperis (cast), Alberto Gerundo (cast), Michela Cova (cast), Andrea Semeghini (cast), Teresa Patrignani (cast)

La rivolgo al regista. Qual è la sua idea di cinema? E come è nato questo film, visto che lei ne è anche sceneggiatore?
Mirko Locatelli: Il tutto è nato tre anni fa. L'ho scritto e pensato con mia moglie Giuditta Tarantelli, e voleva essere un film sulla solitudine, su un adolescente che non riesce ad integrarsi nel gruppo. Ci sono voluti tre anni per realizzarlo perché non si riusciva a trovare nessuno che volesse investire in un progetto del genere e che credesse in noi. Nel novembre del 2007 abbiamo deciso di provarci da soli e abbiamo iniziato a pensare alla produzione, poi ci sono state delle persone che si sono unite al nostro progetto come De Vecchi. Il film è nato, e quasi per caso siamo qui.

Il vostro è un piccolo film, ma è subito evidente che si tratta di una produzione comunque molto curata, dalla fotografia, alla scelta delle location, al suono, quasi professionale. E' vero che questi piccoli film costano in genere molto poco?
Giuditta Tarantelli: Abbiamo iniziato a fare cinema otto o nove anni fa, e abbiamo imparato dai nostri errori. Se si vuole un'opera di buona qualità c'è comunque un costo da pagare, i mezzi hanno un costo, il cast lavora ed ha un suo costo. Per avere un buon prodotto si devono spendere dei soldi. Anche la post produzione ha un suo importante costo, il nostro film è stato girato in HD per una miglior resa. Poi ci sono le persone che ci hanno aiutato, e che aspettano la presentazione del film per poter rientrare nei costi. Produrre un film con pochi soldi è impossibile, i piccoli miracoli indipendenti e a bassissimo costo dei quali parla la stampa andrebbero ridimensionati da questo punto di vista.

Ho avuto la possibilità di osservare il cast in questi giorni. Gli attori sono completamente diversi, nella vita quotidiana, da come si mostrano nel film, anche se la loro personalità e il loro personaggio nella pellicola si intersecano benissimo. Che lavoro hanno fatto sul personaggio?
Mirko Locatelli: Ho chiesto espressamente agli attori un atto di umiltà, cioè come prima cosa di dimenticare di essere degli attori, di cercare di essere ed esprimersi come nella vita reale. Ho voluto che il film fosse il più simile possibile ad un documentario. Io lavoro principalmente con il piano sequenza per dare una continuità temporale alle scene e far si che il film sia più reale. Ho imparato la tecnica, ma ho infranto le regole registiche per portare nel film la vita vera. Un buon film o una buona fiction non possono per me non essere contaminati dal documentario per avere in se la vita vera, così come la tecnica registica non può mancare in un buon documentario.

Al cast... Parlateci dell'esperienza sul set e del vostro lavoro con il regista.
Alberto Gerundo: Il lavoro sul set è stato molto interessante, ma quello fatto fuori dal set lo è stato ancora di più. E' infatti questo che ci ha permesso di osservare i reali comportamenti dei ragazzi di oggi nel loro contesto reale, per far si che nella nostra interpretazione non ci fossero esagerazione o finzioni. Tale lavoro durato quattro mesi ci ha permesso di lavorare poi meglio sul set.
Mattia De Gasperis: La mia esperienza come attore è molto poca. Abbiamo lavorato mesi fuori dal set. Mirko Locatelli e Giuditta Tarantelli sapevano molto bene sin dall'inizio come il mio personaggio sarebbe dovuto essere o cosa avrebbe dovuto sentire, mi hanno aiutato a far vivere Valerio. Il loro aiuto e il lavoro sul personaggio ci hanno consentito di 'togliere' da noi delle emozioni e di metterle nei nostri personaggi. Il regista ci ha fatto vivere e condividere il progetto.
Michela Cova: Mirko mi ha aiutato a conoscere e far amicizia con Matteo de Gasperis... (arrossisce)
Mirko Locatelli: E' molto timida, è alla sua prima esperienza in pubblico! Ed è una bambina di 10 anni! Comunque, io e Giuditta abbiamo scritto il personaggio su di lei, è la mia vicina di casa. L'abbiamo osservata e ci ha colpito la sua dolcezza...
A. Semeghini: Io ho lavorato al personaggio con Alberto Gerundo perchè tra noi doveva esserci una relazione intima, mentre non ho praticamente conosciuto, prima delle riprese, gli altri attori con i quali non dovevo costruire delle emozioni.
Teresa Patrignani : Io ho un'esperienza teatrale, per me è stato difficile modificare il mio modo di recitare. Ho avuto indicazioni precise dal regista sulla mia figura. Abbiamo provato tanto, e ci ha permesso di far evolvere il personaggio.

Sbaglio, o nel suo film ci sono delle "citazioni"?
Mirko Locatelli: Non sono volute. Io amo tantissimo il cinema, sopratutto i film francesi... E' dunque ne sono sicuramente stato influenzato.

E' singolare la scelta delle location. Un ambiente agreste è un pò anomalo vicino a Milano.
Mirko Locatelli: Abbiamo girato in un piccolo paesino agricolo a circa 50 km a sud di Milano, in provincia di Cremona. Volevamo fare un film sulla solitudine e ci siamo resi conto di averlo fatto sul bullismo. Volevamo che la nostra fosse una storia universale, e per renderla tale con la scelta della location ci siamo volutamente discostati dal cliché bullismo uguale periferia urbana.

Il fenomeno del bullismo è in genere associato al branco, ma qui il protagonista è un solitario, quindi un bullo atipico. Sembra quasi che usi il ricatto come unico modo per entrare in contatto con i suoi simili.
Mattia De Gasperis: E' vero, Valerio non riesce a comunicare, ad esprimere emozioni. E nel ricatto, nel negativo, vede una possibilità di comunicazione. E solo il grande dolore e la tragedia alla fine lo portano ad esprimere il proprio, di dolore.

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