Rachel sta per sposarsi
Prendiamo un regista dallo spirito documentaristico, un’attrice in un insolita veste drammatica, una sceneggiatrice fuori dalle linee e al suo esordio, tanta bella musica, un evento familiare importante, shackeriamo il tutto e ciò che si ottiene è "Rachel sta per sposarsi", un film che ha la capacità di tirar fuori dallo spettatore un gran numero di emozioni.
Dopo nove mesi in una clinica riabilitativa Kim, (Anne Hathaway), torna a casa per il matrimonio della sorella Rachel, (Rosemarie DeWitt). Nonostante il clima festoso e la voglia di essere felici, i fantasmi del passato e le tensioni che ne derivano mettono a dura prova l’amore tra le due sorelle, e l’armonia stessa di tutta la famiglia.
Diretto da Jonathan Demme, il film è un viaggio attraverso tutte quelle dinamiche proprie di ciascuna famiglia, fortemente provata da un grosso dolore. Il taglio documentaristico dato dal regista premio Oscar, offre un mezzo di connessione tra la storia e lo spettatore che in qualche modo si sente subito coinvolto sia nei festeggiamenti che nei drammi cui assiste. L’idea di usare la cinepresa come una normale telecamera, di quelle che sbucano fuori sempre quando capitano questi eventi, infatti, dona alla pellicola un approccio familiare, ed è come se a girare quelle scene e catturare quegli attimi fosse uno stesso membro di quella famiglia, qualcuno che continua a vedere non visto, ciò che accade davanti a lui.
Si avverte fin dal primo fotogramma una sorta di spontaneità e naturalezza, sia nei movimenti degli attori, nelle loro parole, e nella musica che fa da contorno ai loro dialoghi, e questo è dato sia da una sceneggiatura quasi non scritta, che si è evoluta man mano che la scena si svolgeva, sia dalla concessione del regista di lasciar libero sfogo all’interpretazione, permettendo ai protagonisti e alle comparse di calarsi perfettamente nel ruolo assegnato, fin quasi a sentirlo proprio, e in questo modo farlo percepire all’occhio di chi guarda.
Anne Hataway da una perfetta prova di se in questo film, abituati a vederla in ruoli più leggeri in pellicole come "Il Diavolo veste Prada", ci accorgiamo subito della sua maturazione. Non è certo facile calarsi nel ruolo drammatico di una ragazza con dei problemi di droga, e sensi di colpa legati ad eventi del passato, con una gran voglia di riscattarsi davanti agli occhi di una famiglia che ama e odia allo stesso tempo, e nella quale vuole solo trovare un posto che le si addica, ma lei ci riesce benissimo, per quanto ogni tanto ci ricorda un pò la Winona Ryder di "Ragazze interrotte".
Colpisce anche l’interpretazione di Rosemarie DeWitt, che riesce a esprimere in modo coinvolgente il rancore e l’amore di una persona, che ha vissuto tutta la vita all’ombra dei problemi della sorella, e che nemmeno il giorno del suo matrimonio sente realmente suo.
In un atmosfera festosa come quella di un matrimonio, dove per un week end parenti e amici, di ogni genere, specie e razza, si riuniscono tutti in uno stesso luogo e dove tutti in qualche modo hanno il loro momento di gloria, stupisce come il regista sia riuscito a dare importanza ad ognuno di loro, e come ogni attore ed ogni comparsa riesca a lasciare il segno di se esattamente come fosse un personaggio principale.
Altra protagonista importante è la musica, che Jonathan Demme ha fortemente voluto non fosse creata in post-produzione. Per questo ha scelto dei bravi musicisti che nei panni degli invitati, suonassero durante tutte le riprese, ispirati dai dialoghi e dai momenti cui assistevano. In questo modo, dato che nemmeno troupe e cast erano al corrente di ciò che avrebbero sentito, la spontaneità è venuta fuori tutta, tanto da regalare una colonna sonora che si adattasse perfettamente alla storia e ai personaggi.
In pratica questo film è stato realizzato ed organizzato come lo stesso matrimonio, in un’atmosfera di totale libertà narrativa ed emozionale, ed è questo che percepisce lo spettatore quando si addentra nei segreti della famiglia, quando gioisce e si commuove per le gioie che gli invitati sentono, quando ride per i momenti esilaranti, e quando si rattrista per il dolore, il disagio e il rancore che fatti mai risolti determinano, aleggiando tra le mura della casa.

La frase: "La misura di una vita bella non è data da quanto tu sia amato, ma da quanto amore sei riuscito a dare".

Monica Cabras

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