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Free to run

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato05 maggio 2017Voto: 7.0
 

  • Foto dal film Free to run
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"Free to Run" è il documentario diretto da Pierre Morath che racconta la storia del running (la corsa) con uno sguardo nuovo. La pellicola mostra tutti i lati di questo sport, anche quelli negativi. Dalle strade di New York ai sentieri delle Alpi svizzere, da Sao Paolo a Parigi, Pechino o Sydney, uomini e donne, campioni e comuni mortali, milioni di persone corrono ogni anno. Eppure, solo cinquanta anni fa, questo sport era riservato solamente agli uomini e confinato entro gli stadi, regolato da norme ferree, antiquate e sessiste. La corsa, un’attività marginale e militante, divenuta col tempo una passione universale. Nel film compaiono sia in video storici sia come intervistati Bobbi Gibb, Kathrine Switzer, Noel Tamini, Fre Lebow, Steve Prefontaine, Franck Shorter. Ricordiamo che la voce narrante è del conduttore radiofonico e direttore artistico di Radio Deejay Linus.

Il regista Pierre Morath con il suo Free to Run ha dimostrato che è possibile intrattenere il pubblico anche con un semplice documentario.
Il progetto, della durata di circa un’ora e mezza, è realizzato talmente bene che si lascia seguire senza mai annoiare in quanto ricco di spunti di riflessione interessanti e, soprattutto, di carattere universale. Morath ha messo in luce diversi aspetti del running: non solo il benessere fisico e spirituale che ne deriva, ma anche quanto uno sport possa unire un intero Paese e, al contempo, far sentire le persone parte di una realtà che gli permette di sentirsi libere. Molti cittadini vedono la corsa come un modo per evadere dalla routine quotidiana, altri sostengono che il running li abbia aiutati a cambiare completamente la propria vita e qualcun altro afferma che le soddisfazioni ottenute attraverso lo sport di cui sopra sono migliori delle emozioni provate il giorno della conquista del diritto di voto delle donne.
C’è un motivo per cui nella pellicola viene citato il diritto di voto: il documentario affronta anche il tema della discriminazione femminile (ma non solo), problema che persiste tuttora in tutto il mondo e che nell’ambito della corsa ha avuto un forte impatto sulla vita delle donne, alle quali inizialmente non era permesso di gareggiare e solo in seguito sono riuscite a conquistarsi un posto in questo sport e nel mondo.

Free to Run si avvale della presenza di testimonianze reali, di persone che hanno vissuto o avuto un ruolo nella nascita della maratona più importante dell’intero globo - la maratona di New York - e video originali di quel tempo, che ci permettono di cogliere ogni dettaglio - anche quello più insignificante -, e avvicinarci alla storia facendola nostra.
A colpire del documentario di Pierre Morath è la sua capacità di rendere il pubblico partecipe di quanto avvenuto in passato, facendolo sentire parte integrante di quella realtà. Ciò è possibile proprio grazie alle dichiarazioni delle personalità - gli appassionati del running probabilmente conosceranno nomi come Kathrine Switzer (la prima donne ad iscriversi ad una corsa ufficiale) e il campione Steve Prefontaine - e alla loro abilità di esprimere le emozioni attraverso il semplice ma d’impatto uso della parola e il timbro di voce. È bene dire che abbiamo visto la versione originale del film che prevedeva solo la voce fuoricampo di Linus in italiano. Quest’ultimo è riuscito a raccontare la storia dandole profondità e leggerezza allo stesso tempo.
Trattandosi di video d’archivio e quindi ‘vecchi’, molti dei filmati presenti sono in bianco e nero e la fotografia è decisamente sgranata, ma questo rende il documentario ancora più realistico e accattivante.
I video e le testimonianze, che presentano dichiarazioni dirette e molto istintivi, veri, si alternano in maniera equilibrata. Tante sorprese, rivelazioni e situazioni che mettono in luce quanto sia difficile raggiungere la felicità e realizzare i propri sogni e, allo stesso tempo, che con la costanza e la determinazione è possibile ottenere pure l’impossibile.


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