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Sporchi da Morire











E’ vero che gli inceneritori fanno male? Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti, mentre nel resto del mondo si stanno smantellando? Quali sono i rischi concreti per la salute?
Quali sono i danni provocati dalle nano-particelle emesse dagli inceneritori? Quali sono le possibili alternative?
Se la piacevole commedia d’esordio "Il punto rosso" (2006) già lasciava intravedere una certa critica di taglio politico-sociale tra le immagini, l’opera seconda a firma di Marco Carlucci riconferma la volontà da parte dell’autore di affrontare tematiche nostrane tanto importanti quanto scottanti; in questo caso tentando di rispondere agli interrogativi di cui sopra nel documentare le ricerche effettuate dal giornalista Carlo A. Martigli.
Dal Responsabile Chimica Ambientale IST di Genova Federico Valerio a Stefano Montanari e Antonietta Gatti, scopritori delle già citate nano-particelle, non pochi sono i nomi più o meno illustri coinvolti nei circa 93 minuti di visione; tra interviste, filmati esclusivi e reportage in giro per il mondo che, partendo dall’Italia, arrivano a toccare Francia, Inghilterra, Austria e Stati Uniti, dove le polveri sottili sparse in seguito al crollo delle Torri Gemelle continuano a rappresentare un serio problema.
Un problema che non è più una questione di destra o di sinistra e che viene indicato da molti esperti come "invisibile inquinamento del nuovo millennio", causa dell’aumento dei tumori nell’infanzia e che riguarderà i nostri figli e le future generazioni; ma del quale la televisione non fa altro che nascondere le reali, pericolose conseguenze, ribadendo che i danni alla salute provocati dagli inceneritori sono pari a zero.
Infatti, in mezzo a interventi del responsabile del Dipartimento Ambiente di San Francisco Jared Blumenfeld e dell’oncologa e membro dell’Associazione Medici per l’Ambiente Patrizia Gentilini, si trova anche il tempo di smentire alcune rassicuranti dichiarazioni di Umberto Veronesi, mentre viene fatto notare come, effettuando determinate scelte politiche, sia possibile raggiungere rifiuti zero.
Perché, da Vittoria Polidori di Greenpeace Italia a Calut e Laffont dell’INVS Francese, con migliaia di aderenti da tutto il mondo il film-progetto di Carlucci intende principalmente ricordare che nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma.
E lo fa ricorrendo a un connubio tra montaggio veloce e dialogo continuato che permette allo spettatore di non annoiarsi, ma, al contrario, di rimanere concentrato per recepire pienamente l’importante messaggio.

La frase:
"Difficilmente le nuove generazioni ci perdoneranno per quello che stiamo facendo loro".

a cura di Francesco Lomuscio

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