26 Ottobre 2008 - Conferenza stampa
"Il Sangue dei Vinti"
Intervista al regista e al cast.
di Francesco Lomuscio

Affiancato dal produttore Alessandro Fracassi e dal cast, il regista Michele Soavi ha incontrato la stampa presso il Festival Internazionale del Film di Roma, in occasione della presentazione del suo "Il sangue dei vinti", tratto dall'omonimo romanzo di Giampaolo Pansa, anch'egli presente in conferenza.

Quale vuole essere il principale intento del film?
Michele Soavi: Questo film vuole essere una sorta di pacificazione, un tentativo di riportare i valori anche più umani di una guerra.

Quanto è costato e quando uscirà?
Alessandro Fracassi: E' costato circa 9 milioni di euro, come film uscirà nell'inverno del 2009, mentre come fiction in tv probabilmente l'anno prossimo.

Michele Placido, cosa ha provato nell'indossare la camicia nera?
Michele Placido: Per me alla fine si tratta solo di finzione. Comunque, io sono nato nel 1946 e mio padre, come la maggior parte degli italiani dell'epoca, la indossava; inoltre, per giocare a pallone nel mio paesino del sud m'iscrissi alla Giovane Italia e feci anche il poliziotto per mantenermi gli studi. Ma non mi piace dire che sono diventato di sinistra, posso dire che ho cominciato a capire gli orrori commessi dai nazisti.

Il libro sollevò tanto scalpore perché per la prima volta un intellettuale di sinistra denunciava gli orrori commessi dai partigiani; nel film questa denuncia sembra un po' annacquata…
Alessandro Fracassi: L'intenzione era quella di raccontare una storia originale solo ispirata, però, al libro, ma credo che lo spirito sia comunque stato centrato sia dagli autori che dagli interpreti. Poi vorrei ricordare che fanno scandalo le efferatezze dei partigiani, ma lo scopo principale è quello di raccontare una storia negata d'Italia.

Come vi siete regolati sulla scelta del materiale del libro?
Michele Soavi: Mi sono avvicinato a questo materiale con estrema cautela, poi tengo a dire che mio padre, lo scrittore Giorgio Soavi, divenne all'epoca repubblichino, mentre i familiari di mia madre sono ebrei. Si è scelto di seguire il Pansa pensiero, la molecola con storia romanzata infarcita d'appuntamenti presenti del libro. Giampaolo mi disse: "Tu devi fare questo film come uno straniero in una terra non sua".

E Giampaolo Pansa è contento del film?
Giampaolo Pansa: "Il sangue dei vinti" è un libro intraducibile in film, tanto che, quando Fracassi ne acquistò i diritti, ho pensato che fosse matto. Come già accennato dagli altri, e' stata inventata una storia con un personaggio immaginario che nel libro non esisteva.

Con questo film le attrici hanno imparato qualcosa che non sapevano?
Ana Caterina Morariu: A me personalmente è piaciuto molto il fatto che il mio personaggio non giudica.
Alina Nedelea: Leggendo la sceneggiatura e documentandomi sui libri di Pansa ho capito che il mio personaggio di Lucia è una bambina che gioca con il fucile e ci crede pure, perché ha una grande sete di vendetta. Immaginare una storia non appartenente al mio passato storico, poi, mi ha spinta a ricostruire tutto quel periodo.
Barbora Bobulova: Io credo che sia stato già detto abbastanza, condivido le opinioni dei miei colleghi ed ho accettato di prendere parte al film perché mi è piaciuto il ruolo e stimo Michele Soavi come regista, poi ho capito che per l'Italia è un argomento abbastanza scottante.

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