Potiche - La bella statuina
Potiche, dal francese, è un vaso, un oggetto decorativo di poco valore, che non ha alcuna pretesa di essere utile, ma esiste solo per arredare e ornare un mobile, una mensola, o il camino.
È questo è il ruolo che Francois Ozon ha scelto per Catherine Deneuve, in un film intitolato, appunto, "Potiche", tratto dalla pièce teatrale di Barillet e Grédy, prolifici autori teatrali del genere francese definito "boulevard".
La celebre attrice francese, infatti, in questo film interpreta Suzanne, figlia di un industriale, la cui fabbrica è stata rilevata dal marito despota e tirannico, e il cui unico scopo è quello di essere una buona moglie, una buona mamma, senza mai contraddire nessuno, ma anzi, cercare sempre la mediazione e il rappacificamento: insomma, una bella statuina, come la definisce la figlia. I problemi sorgono quando il marito si deve allontanare dalla fabbrica per motivi di salute, e in un periodo tumultuoso in cui gli operai chiedono un contratto più adeguato. La brava Suzanne, supportata dal sindacalista Babin, (Gerard Depardieu), decide di sedere nel posto che era stato prima del padre e poi del marito e con il suo spirito accomodante e arguto riesce a risollevare le sorti della fabbrica, rendendo felici gli operai e aumentando produzione e profitti.
Sembrerebbe la classica fine da "...e vissero tutti felici e contenti" se non fosse per il marito, che al rientro dal suo ritiro sanitario, rivendica la sua poltrona...
Ambientato negli anni ’70, il film descrive bene un’epoca di tumulti individuali e collettivi, dove la lotta di classe definisce profonde barriere interpersonali. La regia e la fotografia, così colorate e frizzanti, si sposano bene con il fermento di quegli anni. I costumi e le scenografie sono perfetti e così accurati nei dettagli che ci si chiede come sia possibile che "Potiche" sia un film girato nel 2010.
Ed è appunto questo il problema, il film risponde talmente bene ai clichè della commedia francese anni ’70, negli argomenti, nei dialoghi, nelle situazioni comiche, che finisce per diventare anacronistico. E ad aumentare questa sensazione, c’è la presenza di due attori come la Deneuve e Depardieu, che in quel periodo hanno visto l’acme della propria carriera. Vederli ora così... bisogna dirlo... invecchiati, che si lanciano sguardi languidi e sorrisi maliziosi, in memoria di un fugace momento di rovente passione di gioventù, conferisce al film quell’aria malinconica e nostalgica che mal si sposa con l’intento di creare una commedia divertente e pungente. Senza nulla togliere agli amori senili, e alla dolcezza, tenerezza e passione che si possono sentire e riscoprire anche in tarda età, ciò che intendo è che in questo film, la situazione che si crea è quella in cui gli attori, e la loro fama passata, soggiogano l’attenzione del pubblico, modificando l’intento dei realizzatori del film, facendo passare in secondo piano la storia, la sua realizzazione, la caratterizzazione dei personaggi di contorno, se pur così attenta e ironicamente preziosa.
In conclusione, “Potiche”, è una commedia semplice, che diverte senza alcuna pretesa, adatta a chi vuol fare un tuffo nella memoria... una sorta di vaso antico che un po’ stona con l’arredamento moderno, ma che per motivi affettivi non possiamo buttare via.

La frase: "Il lavoratore chiede troppo quando il padrone non da abbastanza".

Monica Cabras

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