L'intrus
A partire dal romanzo autobiografico L'intrus di Jean-Luc Nancy, la regista mette in scena la vita di un uomo forte e vigoroso, ma malato di cuore, che dopo essersi "procurato" un trapianto parte alla ricerca del figlio che aveva abbandonato anni prima su un'isola dei mari del Sud. Attraverserà l'Europa e l'Asia pur di riscattare il suo scabroso passato, ma dovrà confrontarsi con una nuova realtà: ha dentro di sé un intruso, una parte nuova che gli è vitale, ma che tutto il resto del suo corpo non accetta se non a costo di enormi sacrifici. L'intruso di cui si parla, infatti, altri non è che il nuovo cuore che batte nel petto dell'uomo: è un elemento nuovo, che non era stato richiesto ma che ora che si è insinuato nella sua vita è divenuto indispensabile. Odiato e amato nello stesso tempo, questo nuovo organo consentirà al protagonista di ripensare alla sua vita e di riscoprirsi diverso da come immaginava. L'esodo o meglio la morìa di spettatori che ha interessato la sala, rendono subito l'idea di quello che può essere questo film. A onor del vero, devo dire che gran parte della platea ha resistito parecchio (secondo me perché non riusciva a capire come una trama intricata e sconnessa potesse evolversi in maniera coerente) ma quando si è resa conto che gira e rigira le cose non cambiavano, il flusso è stato impressionante. Peccato che un'opera come quella di Nancy sia stata così maltrattata. Il rapporto che si instaura fra "l'intruso" e "l'ospite", parte fondamentale del romanzo, viene qui ad assumere un ruolo decisamente secondario. Tutte le divagazioni filosofiche sulla malattia e sulla voglia di sopravvivere che contraddistinguono la toccante opera dello scrittore qui si perdono per dare rilievo a storie collaterali assolutamente marginali. Non ci sono più le riflessioni sulla vita e la morte e sull'incursione, che in seguito ad un trapianto di cuore, il regno dell'una fa in quello dell'altra. Tutto diventa scevro di significato e deludente oltre ogni dire. Per concludere, posso dire che non mi è assolutamente piaciuto il continuo ricorso ad intermezzi narrativi poco coerenti (leggi nudi fuori luogo, situazioni da noir, belle donne scollacciate che guidano slitte trainate da cani), che hanno sortito l'indesiderato effetto di complicare e rendere poco allettante la già tanto martorizzata trama.

Teresa Lavanga

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