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Il diario quotidiano dei nostri inviati con il resoconto di quanto accade al Festival, cinema ma non solo...
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24.10.2008 - Diario del giorno
Una giornata, la seconda della kermesse, che ha subito offerto un bellissimo documentario, presentato nella sezione L'altro cinema.
"Giorgia/Giorgio - Storia di una voce", di Gianfranco Mingozzi, ci fa scoprire l'animo sopraffino e la personalità sublime di Giorgia O'Brien, soprano e tenore allo stesso tempo, da qualche anno scomparsa.
Mentre la giornata scorre lentamente, tra i "panini mancati" e le urla dei fan sparsi lungo il red carpet, la stanchezza comincia a prendere possesso della mia mente, non solo del corpo.
Giornata piuttosto positiva iniziata con "Parlami di te" di Brando De Sica e proseguita con il documentario "Steno, genio gentile", anche se conclusa con il non esaltante "Un gioco da ragazze".
Presentato in giornata anche il film di famiglia Sarandon, "Middle of nowhere". Da una parte la mamma premio Oscar Susan Sarandon, dall'altra sua figlia Eva Amurri, avuta con l'autore televisivo Antonio Amurri ventitre anni fa. La pellicola, diretta da Johnm Stockwell, e presentata nella sezione Alice nella città, non ha riscosso particolare entusiasmo alla proiezione stampa. Storia di formazione durante un'estate in NewJersey. Applausi invece per il documentario "Gyumri", sul lutto che colpì l'omonima città armena nel 1988 con un tragico terremoto che ridusse di un terzo i bambini del luogo (crollò una scuola). Presentato nella sezione L'altro cinema-Extra, il film ha commosso gli spettatori in sala.
Giornata di inquietudine e ricordi.
Le attenzioni degli addetti ai lavori si sono concentrate sui due film tedeschi che rievocano la paura del terrorismo con "La Banda Baader- Meinhof" reinterpretata in due film, di cui quello diretto da Connie Walters risulta il più apprezzato dalla critica.
Aria di protesta, ancora, con le voci degli studenti che hanno accompagnato i critici nello spostamento da una sala e l'altra dell'auditorium, costringendo a chiudere per motivi di sicurezza e di ordine pubblico alcuni posti di ritrovo del Parco della Musica. Ancora la Cellere davanti le transenne, e qualche giornalista (tra cui il sottoscritto) è stato costretto a scavalcare letteralmente la barricata, invadere momentaneamente il Red Carpet e dirigersi verso la sala dove trasmettevano i film in concorso. Salti mortali a parte, è andato tutto bene.
Un po' di delusione per il film italiano "Un gioco da ragazze" di Matteo Rovere, anche se, per dirla chiaramente: tra i critici ormai gira una generale rassegnazione per tutti questi film italiani che non vanno mai oltre la sufficienza. Possibile che i film in Italia per essere prodotti devono essere tratti da un romanzo (che chissà quanti l'hanno letto, considerando che l'Italia è il Paese Europeo in cui si legge meno...) per essere legittimato sul grande schermo? Possibile che non si riesca mai a sfiorare la sufficienza? Possibile che per spingere il pubblico nei Cinema bisogna fare leva su argomenti che vorrebbero tanto essere provocatori e che invece risultano spesso presuntosi? E poi, possibile che nessuno si chieda "perché" di tutto questo?
Oltretutto in questo caso il divieto ai minori di 18 anni risulta per lo più ingiustificato e fa venire il dubbio che non sia altro che l'ennesima idea pubblicitaria per lanciare un film italiano. Poco male, per spezzare una lancia va detto comunque che il buon cast e un inizio efficace salva la pellicola in corner. E anche su questo, i critici interpellati, erano d'accordo.
FilmUP.com
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