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Battleship











Della trasposizione su celluloide del noto gioco targato Hasbro "Battaglia navale", tutto ci saremmo potuti aspettare, tranne che diventasse una pellicola di fantascienza incentrata sul conflitto tra la Marina militare degli Stati Uniti e un manipolo di malvagi esseri provenienti dallo spazio, attrezzati di ultra-tecnologiche macchine da guerra che tanto somigliano alla ferraglia protagonista dei vari "Transformers" di Michael Bay.
Del resto, prima di approdare sul grande schermo, gli stessi automezzi trasformabili amici di Shia LaBeouf altro non erano che giocattoli Hasbro, anche se qui possiamo proprio parlare di un look generale che non poco ricorda quello che caratterizza i lavori del regista di "Pearl Harbor" (2001); a partire dalla prima disastrosa caduta extraterrestre sulla Terra, che non avrebbe certo sfigurato in "Armageddon - Giudizio finale" (1998).
Al di là di questo, con un Liam Neeson piuttosto sprecato infilato nella divisa di Comandante della Flotta Pacifica, Peter Berg sfrutta il Taylor Kitsch di "John Carter" (2012), l’Alexander Skarsgård di "Melancholia" (2011), la superstar della musica Rihanna – al suo debutto cinematografico – e il Tadanobu Asano di "Thor" (2011) al solo fine di fornire un’anima e un corpo al gruppetto di valorosi combattenti impegnati a salvare il mondo dalla distruzione; oltretutto affiancati dal vero Colonnello dell’Esercito degli Stati Uniti Gregory D. Gadson, privo di entrambi le gambe, e da uno scienziato che, con le fattezze dell’Hamish Linklater de "I fantastici 4" (2005), presidia la stazione satellitare internazionale alle Hawaii e si occupa di studiare i cieli alla ricerca di segni di vita.
E, con una prima parte dedicata principalmente alla presentazione dei vari personaggi e una seconda che arriva a sfiorare addirittura l’horror, in particolar modo dal momento in cui gli invasori cominciano a mostrare le proprie fattezze, lo fa richiamando alla memoria il grande cinema d’intrattenimento degli anni Ottanta; sia per quanto riguarda un certo spirito tipico dei film di guerra partoriti dal cosiddetto "machismo reaganiano", sia a causa di alcune situazioni che sembrano omaggiarne altre viste in cult e classici del decennio dei Duran Duran (le sole sequenze del campo di baseball e del ponte che crolla con sopra le automobili appaiono quasi come una vaga variante delle analoghe presenti in "Brivido" di Stephen King).
Mentre una nutrita colonna sonora comprendente AC/DC e Creedence Clearwater Revival provvede a rendere ancora più coatto il fracassone ma veloce insieme tempestato di ottimi effetti visivi; cui Berg conferisce un punto positivo in più sfoderando il proprio particolare e atipico tocco – come fatto in opere precedenti quali "Cose molto cattive" (1998) e "Hancock" (2008) – tramite un funzionale risvolto dai connotati ironici, ulteriore testimonianza della sua dichiarata grande passione per la Marina americana.
Pur rimanendo i circa 131 minuti di visione – con tanto di momento a sorpresa dopo i titoli di coda – incapaci di lasciare il segno quanto il primo e il terzo dei succitati lungometraggi riguardanti i "Transformers".

La frase:
"Siamo forse di fronte all’estinzione del genere umano".

a cura di Francesco Lomuscio

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