This is England
1983. Da noi era l'anno della prima Fiat Uno, della vittoria elettorale di Bettino Craxi, di Vasco Rossi e della sua "vita spericolata". In Inghilterra quella del successo alle lezioni della Lady di ferro Margareth Thatcher, del famoso album "War" degli U2 e della guerra delle Falklands.
Soldati che morivano in SudAmerica e lasciavano orfani di padre i loro figli. Come il dodicenne Shaun, che durante l'estate di quell'anno fa amicizia con un gruppo di ragazzi di una decina d'anni più di lui. Giovani con le teste rasate, camice a scacchi, bretelle e anfibi: insomma, "skinheads". Il che non vuol dire "razzisti" così come l'accezione comune li identifica (anzi come è noto le origini di questo movimento nato negli anni 60, erano di "sinistra", fusione tra i proletari inglesi e i Rude boy jamaicani), ma che proprio in quegli anni fecero della "xenofobia" uno dei loro valori.

"Questa è l'Inghilterra" dice il titolo del film, scelta dal doppio significato. Il prima si rifà al concetto razzista: questo è inglese, questo non è inglese, questo è posto è nostro, questo non è di voi immigrati, ect ect. Il secondo è quello che vuole legare lo"ieri" all'"oggi". Gli attacchi terroristici alle metropolitane di Londra sono stati organizzati da "pakistani d'Inghilterra"? Ecco che si mostra come vent'anni il paradigma della negatività e di un (sempre) ingiustificato razzismo erano proprio i pakistani (citati ben tre volte, in tre casi diversi, nel film)... E poi la guerra oggi come allora in posti "lontani", il disagio nelle periferie, la strumentalizzazione politica delle frange estreme della società... La pellicola di Shane Medows ha il merito di dire tutto questo senza apparire mai retorica, alleggerendo le parti melodrammatiche o più violente, mentendosi sempre in equilibrio tra il film di denuncia e i toni evasivi della commedia. Una regia spesso perfetta. Si preferisce mostrare la violenza "in agguato" che si nasconde dietro le parole che nel momento della sua espletazione (la suspance del primo incontro tra l'ex galeotto Combo e il gruppo di Milky è di eccezionale intensità) e che grazie al montaggio e alla grandiosa colonna sonora composta dal nostro Ludovico Einaudi lega sempre perfettamente ogni scena a quella precedente, lasciando sempre trasparire una sorta di commento fuori campo.
Un grandissimo film, che vincitore del secondo premio alla prima Festa del cinema di Roma, si regge sull'interpretazione del suo piccolo protagonista, un bravissimo Thomas Turgoose. Il commuovente finale che lo vede guardarci dritto negli occhi, non lo avrebbero riempito tutti con altrettanta intensità.

La frase: "Non siamo razzisti, ma realisti".

Andrea D'Addio

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