06 Aprile 2007 - Conferenza stampa
"Nero bifamiliare"
Intervista al regista e al cast.
di Diego Altobelli


Alla conferenza stampa di "Nero bifamiliare" erano presenti Federico Zampaglione, Claudia Gerini e Cinzia Leone. Momenti di emozione per l'esordiente regista romano, altri di ironia con le frecciate della Leone, anche se verrebbe da dire leonessa tanta è la sua energia. Momenti di ilarità generale nel ricordare il Cinema che ha ispirato Zampaglione: da Comencini a Bava Nelle parole del cantante dei Tiromancino è presente una perpetua sensazione di nostalgia, la stessa che trasmette nelle sue canzoni, atmosfera che inonda la sala e i presenti rendendoli malinconici e pensosi.

Come si è avvicinato al mondo del cinema?
Federico Zampaglione: Da appassionato e spettatore. Già nei miei videoclip volevo raccontare storie, a volte anche con l'animazione, ma poi mi sono accorto che alla fine si trattava di un lavoro enorme che si riduceva al massimo in un paio di giorni di riprese. Ho voluto omaggiare il Cinema, ho cercato di evocare anche tramite il legame musica-immagini.

Dov'è ambientato Nero Bifamiliare?
Federico Zampaglione: Si tratta di Roma, ma la vicenda potrebbe accadere ovunque in Italia, si tratta di un non-luogo.

C'è qualche somiglianza con i fatti di Erba?
Federico Zampaglione: No direi di no: siamo rimasti sconvolti quando abbiamo sapute di quel crimine così efferato, ma non c'è assolutamente alcun legame. La sceneggiatura è stata terminata due anni fa.

Quali sono i suoi registi di riferimento?
Federico Zampaglione: Sono davvero troppi! Sicuramente tra le mie fonti di ispirazione c'è la commedia italiana anni '70, Monicelli, Comencini e poi gli horror di Bava e Argento. Naturalmente c'è un omaggio a Sergio Leone, evocato addirittura con la musica e in maniera ironica visto che la scena si svolge in uno sfasciacarrozze. Poi David Lynch e Tarantino.

Nero Bifamiliare secondo lei a quale genere appartiene?
Federico Zampaglione: Una commedia nera, che prende in esame gli aspetti più discutibili della nostra società, ma anche quelli che fanno ridere per la loro cialtroneria. Siamo sempre più spaventati da quello che non conosciamo.

E' stato difficile il passaggio da musica a cinema?
Federico Zampaglione: Sono stato considerato un pazzo! Mi sento come quel personaggio di Alberto Sordi in "Troppo forte", che da avvocato si trasforma in coreografo esclamando "ladidà" durante una causa.

La relazione con Claudia Gerini ha influito su questa trasformazione?
Claudia Gerini: Ha sicuramente influito, del resto la vita è fatta di incontri. Magari Federico sarebbe approdato al cinema lo stesso... Poi però io ho interpretato Eva Kant in un suo videoclip e abbiamo innescato un meccanismo. Se vogliamo sono stata un po' la sua musa: ho ispirato il personaggio, la sceneggiatura... e poi alla fine ci siamo scambiati i ruoli: ho scritto una canzone, visto che avevamo bisogno di un atmosfera particolare per lo strip-tease. Volevamo fare una cosa ironica, un po' "flamenca" e dato che conosco lo spagnolo mi sono cimentata.

Ci sono stati incidenti di percorso durante la lavorazione?
Claudia Gerini: No, siamo stati molto professionali, e non sono entrate in campo dinamiche "da fidanzati". D'altro canto Federico aveva il lavoro più impegnativo. Una volta finita la mia scena, io me ne potevo andare... (sorride)

Cinzia Leone com'è stata coinvolta nel film, dove vi siete incontrati?
Cinzia Leone: Dal parrucchiere! Tutti vanno dal parrucchiere, anzi se cercate di farvi strada in questo mondo, di trovare lavoro, andate dal parrucchiere! Poi la gente si può vedere a nudo, con il colore in testa e viene fuori tutta l'ecletticità di un attore. Io e Federico ci siamo guardati e ci siamo detti lavoriamo insieme. Lui voleva farmi fare un cammeo, dicendo che c'era un'altra parte ma non era adatta a me, ma io ho detto "e dimmi no?". Il ruolo della madre di Claudia... dopo un momento di esitazione ho accettato. Certo nel film viene detto che ho avuto lei a quindici anni. Non credo sia un forzatura, sono cose che capitano. Credo che questo sia un film molto importante perché prende di petto uno dei nostri vizi capitali: la cultura del sospetto mostrandone anche la provenienza. E' il trasferimento dei propri fallimenti nell'odio nei confronti degli altri.

Cinzia Leone stempera i toni e riavvia la giornata. Una conferenza che non si è distinta per momenti particolari, ma che forse è riuscita nell'intento di spiegare meglio il film e il regista che lo ha plasmato: un'anima complessa quella di Zampaglione, ma che appare pura... e forse è in quest'ottica che il film deve essere visto.

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