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Parliamo delle mie donne

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato22 giugno 2017Voto: 7.5
 

  • Foto dal film Parliamo delle mie donne
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Claude Lelouch torna dietro la macchina da presa per regalare nuove emozioni nella pellicola “Parliamo delle mie donne”, interpretata da un magistrale Johnny Hallyday.
Il film è incentrato sulla figura di Jacques Kaminsky, un fotografo di guerra di fama internazionale e padre assente di Primavera, Estate, Autunno e Inverno. Dopo essersi trasferito da Parigi a Praz-sur-Arly, un paesino ai piedi del Monte Bianco, l’uomo decide di prendersi una periodo di riposo in compagnia di Nathalie, colei che presto diventerà il suo nuovo amore. Jacques, però, si rende conto di aver bisogno di riconciliarsi con la sua famiglia e le sue quattro figlie, avute da altrettante donne differenti. Compito arduo, perché lui ha sempre preferito il lavoro agli affetti familiari. Il suo migliore amico Frédéric decide di aiutarlo in questa impresa mettendo in atto una messinscena, di cui anche Jacques e Nathalie sono all’oscuro.

Elegante, sublime e studiato. Questo è ciò che emerge dall’accurato lavoro di regia di Claude Lelouch, già conosciuto per la sua maestria nel raccontare una storia ponendo estrema attenzione verso i particolari più impercettibili.
Sin dall’inizio è chiaro quanto quest’ultimo dia maggiore importanza all’immagine piuttosto che ai dialoghi tra i diversi personaggi. Eppure anche la sceneggiatura non è da meno: dialoghi concisi, chiari, colmi di una profondità devastante. Un’intensità che emerge solo nell’insieme - dalla regia alla sceneggiatura, dall’interpretazione alla colonna sonora -, ma che è evidente sin da subito: da quando Jacques incontra Nathalie e inizia a parlarne della sua vita, senza però risultare mai pesante e noioso.
Una menzione speciale è da attribuire a Johnny Hallyday, interprete del personaggio principale, il quale ha regalato al cinema un’ottima prova d’attore, nonostante il distacco, la freddezza, che caratterizza la sua figura e quella degli altri interpreti coinvolti. Una scelta stilistica che sa il fatto suo. È come se Claude Lelouch volesse mostrare il turbamento provato dall’uomo e il disagio da lui creato nella vita delle sue figlie attraverso le sue studiate e particolari inquadrature, la freddezza che traspare dal modo di relazionarsi all’altro e dall’atteggiamento dei protagonisti, e i dialoghi ridotti ai minimi termini.
A colpire è inoltre una fotografia nitida e composta prevalentemente da tonalità calde, il più delle volte date dall’immensità del paesaggio che circonda la baita in cui Jacques e Nathalie vivono.

Nonostante sia presente un colpo di scena imprevedibile e di grande impatto (è difficile spiegarsi il motivo di tale scelta da parte del protagonista finché non si arriva alle scene finali), i temi affrontati sono poco originali, ma sviluppati in modo innovativo e soprattutto esaustivo. Si passa dalla paura di perdere una persona molto cara alle difficoltà che si possono incontrare nel perdonare l’assenza e le azioni passate di una figura importante della nostra vita, fino all’amore per la famiglia, in grado di superare qualsiasi ostacolo e di far trovare il coraggio per compiere determinate scelte.

Eppure in “Parliamo delle mie donne” emerge una leggerezza quasi sconvolgente se pensiamo a quanto detto finora, perché non è un film prettamente volto ad indurre una riflessione, ma pare essere una sorta di inno alle donne (queste ultime hanno un ruolo centrale), ognuna con il suo carattere, le sue credenze e la sua vita.
Caratterizzata da un ritmo eccessivamente lento, la pellicola gode di una colonna sonora francese che sottolinea questa sensazione di spensieratezza che sembra voler mettere in luce l’importanza di vivere fino in fondo la propria vita, attimo dopo attimo, perché nessuno è a conoscenza di ciò che potrebbe succedere l’indomani.


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