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Il gusto dell'anguria

Opinioni presenti: 8
Media Voto: Media Voto: 6 (6/10)

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Inizialmente...

(2/10) Voto 2di 10

Inizialmente volevo dare come voto a questo film 1. Poi però ho optato per un 2....perchè in questo periodo soffro di insonnia (e non scherzo..) e ogni sera, quando mi sforzo di vedere un altro pezzetto di questo film (lo sto guardando a puntate....tipo beautiful) mi fa venire una sonnolenza che vi garantisco, neppure i sonniferi riescono a raggiungere! Voi penserete che stia facendo del sarcasmo....la verità, pazzesca verità, è che sono serio. Questo film, così silenzioso,lento, monotono, direi quasi un non-film, assente di una trama, di una recitazione che non sia "sesso fine a se stesso", è veramente soporifero. Il gusto dell'anguria??? No, il gusto del sonno! Purtroppo oggi ho visto la fine...l'ennesima scena di sesso senza significato! Ma da questa sera lo inizio da capo.......e buon riposo a tutti voi che avrete intenzione di guardarlo!!!



Nicola, 33 anni, Mestre (VE).




Surrealismo

(7/10) Voto 7di 10

Forse è più una domanda di un'opinione, non so ma la visione surrealista del film è sembrata palese soltanto a me? In caso di siccità come ci si può cibare di Angurie? Son dei frutti che dissettano perchè necessitano di tantissima acqua..



Alessia, 25 anni, Cagliari (CA).




imperdibile

(9/10) Voto 9di 10

un film d'autore da non perdere, incredibile, surreale, creativo, non coinvolgete spettatori abituati al cinema classico. la visione, vedetevelo da soli. ne vale la pena.



Mauriziox, 40 anni, Napoli (NA).




Ma quanto alienati sono questi orientali? L'angoscia è palpabile!

(8/10) Voto 8di 10

Sono sconcertato... molto difficile talvolta trovare, sotto la ossessionante chiave di lettura del cinema orientale, l'alienante solitudine verso la quale i rapporti umani di stanno evolvendo, le altre variopinte decine di sfumature presenti. Non conoscevo il regista, non avevo mai visto un film taiwanese, ma devo ammettere che è l'esito stento ancora a dedurlo: la commistione tra commedia e tragedia pare volutamente stridente, mai commensurabile nell'impossibilità di compenetrazione. Sotto lo sfondo di una siccità resa scenograficamente da miriadi di bottiglie d'acqua mai colme per intero e dal pullulare di angurie come valide alternative si dipana una storia d'amore repressa fin dalla nascita, disempatica, ostacolata dal nemico peggiore: l'incomunicabilità reciproca. E' l'angosciante apologia della perdita d'intesa e complicità tra uomini. Le satiriche e ilari scenette da musical ricalcanti modelli occidentali sono permeate da un gusto scopertamente comprensibile e patetico, insomma, scopertamente kitsch, mischiato sapientemente ad un vintage formato anni '30, insomma: un kitsch-retrò! Al di fuori di questi amabili ed onirici sketchs, però, la realtà è apocalittica, l'umanità è alla deriva, i rapporti sono sterili, asettici, senza punti di contatto. I dialoghi sono ridotti all'osso e riguardano sempre gli argomenti più marginali e futili, più impersonali e superficiali. Nei momenti salienti il silenzio è assordante, l'immobilità estenuante, l'isolamento e la solitudine predominanti, l'incomunicabilità insuperabile. Un solo quartiere, un solo parco, una sola strada, un solo palazzo, e due appartamenti; questo il teatro del film, con scenografie sempre emblematiche e simboliche, allegorie nascoste, mai lasciate al caso. E' il palazzo il palcoscenico nel quale i due protagonisti tentano di abbattere le pareti delle celle (retaggi mentali ormai stratificati e difficilmente superabili) per ricostruire un principio di socialità. I due appartamenti sono radicalmente antagonisti, paradiso ed inferno nello svolgimento della pellicola: in quello della ragazza si tenta di ricreare con incredibile difficoltà quell'intimità e quel dialogo finalmente ripreso nell'altalena di un giardino pubblico, mentre nell'appartamento della pornostar, dove per assurdo avvengono la grossa parte dei dialoghi, quella meccanicità ripetitiva ed impersonale durante le riprese hard dimostra, per contrappasso, che proprio in quei dialoghi si cela la solitudine più amara. Il finale, climax di lentezza e soffocamento, si svolge emblematicamente proprio sul letto della pornodiva che, morta, presta il suo corpo, un'ultima volta, al suo lavoro... gli ultimi ermetici 3 minuti lasciano spazio ad un bailamme di interpretazioni e significati. La lentezza è difficile da sopportare, ma forse, anche a scapito della ritmica, coerente con le intenzioni del regista. Non si può negare che il msg non sia chiaro e puntuale, rimarcato con ogni mezzo e sotto ogni aspetto... fa riflettere.



SimoTine, 23 anni, Ss (SS).




una boiata pazzesca

(1/10) Voto 1di 10

Riprendo senza remore la celebre invocazione fantozziana per dire che i critici si sono bevuti una parte di cervello (oppure troppi aperitivi), quando hanno giudicato di grande valore questo film di Taipei. Qualche scenetta è pure carina, fatta con gusto un pò kitsch, ma voluto, ma l'insieme è nullo, anzi, se possibile anche meno. Non chiedo action ,romanticume o cose simili, ma un pò meno di protervia intellettuale non guasterebbe. Detto questo, almeno si sa che cosa fare con una mezza anguria che non si ha voglia di mangiare.



Mary rose, 55 anni, Svizzera (estero).





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