Maial Zombie – Anche i morti lo fanno
In precedenza annunciato con il titolo anglofono "Night of the living dorks" (letteralmente "La notte degli sfigati viventi"), arriva nelle sale cinematografiche il tedesco "Die nacht der lebenden loser", che, scritto e diretto da Mathias Dinter (nel suo curriculum, tra l'altro, il fanta-thriller televisivo "Il mostro del lago di Costanza"), apre ad Haiti con una grassa donna di colore presa a carbonizzare uno zombi, mentre esclama: "Fottiti, brutto zombi di merda!". Dal momento in cui l'ambientazione si sposta a tre mesi dopo, in Germania, è subito evidente, come c'era da aspettarsi, che, tra feste fracassone e sexy fanciulle, il referente principale sia l'ormai classico "American pie" (1999), a partire dai perdenti studenti protagonisti.

Philip Tagliacarne (Tino Mewes), Wurst (Manuel Cortez) e l'occhialuto Konrad (Thomas Schmieder), infatti, non sembrano altro che rifacimenti teutonici dei personaggi che furono di Jason Biggs, Seann William Scott e Eddie Kaye Thomas nella pellicola diretta da Paul Weitz, tanto più che a commentare le loro imprese è un sound punk-rock alla Blink 182 (qui per mano degli SPN-X, però) e che una sensuale professoressa ex hippy provvede anche a fare da clone della mitica mamma di Stifler. Ma, all'interno di quest'ennesima metafora su pellicola relativa all'importanza di essere sé stessi, la novità risiede nel fatto che i tre, dopo aver preso parte ad un rito voodoo eseguito tramite l'uso di un pollo surgelato (!!!) e delle ceneri del morto vivente haitiano, si schiantano fuori strada con il furgone, per poi risvegliarsi all'obitorio, pallidi e malconci, ma pronti ad iniziare una nuova "vita" all'insegna del riscatto.

E, nel vederli alle prese con un improvviso bisogno di addentare carne umana, viene quasi voglia di pensare ad una versione giovanile del trashissimo "Io zombo, tu zombi, lei zomba" (1980) del nostro Nello Rossati, mentre guardano in tv il romeriano "Il giorno degli zombi" (1979) e provvedono anche a riattaccare le parti dei propri corpi in decomposizione (compresi i testicoli!) grazie ad una spara-punti metallici.

Perché, seppur originale principalmente soltanto nell'idea di base, il film di Dinter riesce a divertire lo spettatore in non poche occasioni, giocando in particolar modo sugli scollacciati equivoci tipici del filone sexy-goliardico, tra atteggiamenti scambiati per fellatio gay ed un paio di immancabili tette al vento, senza dimenticare una breve sequenza-parodia del Michael Jackson di"Thriller".

Per un risultato finale tutt'altro che disprezzabile, il quale, con inevitabile spruzzata di romanticismo teen, se da un lato strizza leggermente l'occhio all'ingiustamente dimenticato "Giovani diavoli" (199) di Rodman Flender, dall'altro presenta un certo, spensierato sapore Anni Ottanta che sembra quasi porre nostalgicamente il tutto a metà strada tra "Scuola di mostri" (1987) di Fred Dekker e le commediacce collegiali "minori" del periodo, a suo tempo trasmesse fino alla nausea da emittenti regionali e non solo.

La frase: "Se questo esperimento funziona, andremo a Seattle e riporteremo in vita Kurt Cobain"

Francesco Lomuscio

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