La duchessa
Quando nel 1998 Amanda Foreman pubblicò il romanzo "Georgiana - Duchess of Devonshire", la morte qualche mese prima di Lady Diana scuoteva più che mai intensamente i cuori e le coscienze degli inglesi. Il romanzo, quindi, sulla storia della sua antenata Georgiana Spencer che, come lei, si trovò intrappolata in un matrimonio contratto troppo giovane e con una persona che non l'amava, sembrò il tentativo di parlare del presente citando il passato. Una donna apprezzata da tutti, punto di riferimento non per ciò che concerneva la moda, ma anche la politica (tanto Lady Diana fece con l'Onu, quanto Georgiana si impegnò a favore dei Whigs), ma quasi ignorata da un marito che gli preferiva costantemente un'altra.
Siamo, come l'avrete capito, dalle parti del film sentimentale in costume: matrimoni usciti male, eredi mancanti, tentativi di scalata sociale attraverso unioni che hanno poco a che fare con l'amore. Il più delle volte, soprattutto negli ultimi anni, pellicole di questo tipo hanno oscillato tra il mediocre (Elizabeth-The golden age, Vanity Fair) e l'insufficiente comunque vedibile (L'altra donna del re). Nel caso di "La duchessa", invece, il giudizio è più che mai positivo. Ok, la storia non è così appassionante da stringere i cuori e inumidire gli occhi, ma la cura con cui è tratteggiato ogni personaggio della storia (su tutti quello del duca interpretato da un magistrale Ralph Fiennes) stupisce per complessità e credibilità.
Non c'è stereotipo, nessuna banalizzazione né di situazioni, né di dialoghi, basti pensare che in realtà manca addirittura un cattivo vero e proprio (non che il duca sia un buono, ma non è un personaggio malefico come tanti altri visti in film analoghi). Il sacrificio delle due donne del film, l'amore per i figli, è universale e attuale tanto allora quanto oggi: quanti matrimoni continuano, non si sa se bene o male, solo per i bambini, nonostante sia finito l'amore?
Il regista Saul Dibb racconta tutto questo con uno stile rigoroso e incessante, senza virtuosismi, ma lasciando la scena (ed è un grande merito) al bravissimo cast. Bella la fotografia, perfetti i costumi, elegante persino la scelta dei quasi mancanti titoli di testa. Ne esce un film di ottima fattura sotto tanti punti di vista tranne che, come detto, e non è poco, per la vicenda in sé stessa. Un limite forse più dettato dal fatto che si tratti di una vicenda realmente accaduta (e che quindi più di tanto non si poteva inventare), che per una presunta scarsa inventiva da parte di un gruppo di sceneggiatori più che mai valido.

La frase: "Quando si ama davvero qualcuno non c'è bisogno di tantissimi incontri".

Andrea D'Addio

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