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Jojo Rabbit

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Francesco Lomuscio08 gennaio 2020Voto: 6.0
 

  • Foto dal film Jojo Rabbit
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Un cervello tedesco non può e non deve essere dominato, non deve essere messo in una prigione mentale.
Ne sa qualcosa il piccolo e solitario Jojo interpretato da Roman Griffin Davis, con il quale facciamo conoscenza già prima dell’arrivo dei titoli di testa, accompagnati dalla versione teutonica della “I want to hold your hand” dei Beatles sulle immagini del pubblico della band di John Lennon e Paul McCartney alternate, in maniera esilarante e, a suo modo, geniale, a quelle del popolo che inneggiava ad Adolf Hitler.
Hit facente parte di una colonna sonora comprendente, tra le altre, la “Helden” di David Bowie e destinata ad arricchire l’assurda vicenda del ragazzino che, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, ha come amico immaginario proprio il terribile cancelliere e dittatore di origini austriache.

Ragazzino di cui, tra l’altro, seguiamo il rapporto con la madre Rosie incarnata da Scarlett Johansson nel corso della quasi ora e cinquanta di visione ispirata al romanzo “Il cielo in gabbia” di Christine Leunens e diretta dallo stesso Taika Waititi che – autore della commedia horror “Vita da vampiro” e del cinecomic “Thor: Ragnarok” – veste proprio i panni del Führer.
Un Führer piuttosto bizzarro e dagli echi chapliniani che Jojo consulta anche quando rimane sconvolto dalla scoperta che la genitrice nasconde in soffitta la giovane ebrea Elsa alias Thomasin McKenzie , trovandosi così costretto a confrontarsi con il suo cieco nazionalismo. Perché, mentre viene affermato sia che ebrei e nazisti non sono amici, sia che i russi mangiano i bambini e fanno sesso con i cani (!!!), è una spietata satira rivolta all’odio diffuso negli anni Quaranta dall’esercito germanico quella che, con inclusi nel cast anche la Rebel Wilson della saga “Pitch perfect” e il vincitore del premio Oscar Sam Rockwell, prende progressivamente forma.

Una satira che, al fine di strappare risate, non manca neppure di tirare in ballo una confusione tra i pastori tedeschi intesi come quadrupedi e coloro che portano il bestiame a pascolare, rivelandosi in maniera evidente, però, non poco altalenante nello svolgimento.
Del resto, è quasi impossibile non avvertire una certa fiacchezza di narrazione nell’assistere alla prima parte dell’insieme, che sembra decisamente migliorare a partire dalla tesissima sequenza in cui la Gestapo effettua il consueto controllo nell’abitazione in cui vive Jojo. Senza dubbio, una delle più riuscite dell’intera operazione, che, ulteriormente complice l’introduzione di inaspettati (non sempre) risvolti drammatici, decolla fotogramma dopo fotogramma una volta approdati al suo secondo tempo per imbarcarci nella corsa verso l’epilogo.

Con la risultante di un elaborato originale e accattivante sulla carta, ma che, come già accennato, non sempre appare convincente dal punto di vista dell’intrattenimento. Se poi dobbiamo parlare anche dei tentativi di emozionare lo spettatore o di strappargli qualche lacrima, non dimentichiamo che, a tal proposito, al cinema si gioca facile quando l’argomento trattato è il nazismo (vi dicono nulla “La vita è bella” e “Schindler’s list – La lista di Schindler”?).


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