La caduta
Hitler consuma il suo ultimo pasto.
Poi, con la stessa freddezza con cui ha deciso il Destino di milioni di persone, consuma anche il suo suicidio e quello di Eva Braun.
Anche Goebbels e la moglie si suicidano, ma prima di farlo altrettanto freddamente uccidono nel sonno i loro cinque bambini.
Sono azioni e fatti nudi e crudi nella loro drammaticità che, come molti altri, accadono nella luce ugualmente nuda e cruda del Bunker costruito sotto la Cancelleria di Berlino, fra necessità belliche, delirio, fanatismo e Orgoglio Nazionalsocialista che non permette la resa al nemico.
"La Caduta" è tutto qui, è questo e non solo questo, è una possibilità di vedere quello che non abbiamo mai visto ma sempre immaginato dalle letture e dalle testimonianze( e l'unico precedente cinematografico sul Furher, "Der Letste Akt" di Past del 1956, non può certo essere paragonabile ), Hitler che aspetta la fine, i suoi Generali e il suo Popolo, Himmel, Goering e Speel, gli ultimi 12 giorni del Nazismo in trappola davanti all'avanzata dell'Armata Rossa dopo 12 anni di orrore.
E che vediamo attraverso gli occhi del Dittatore e attraverso quelli degli altri comprimari che vivono gli eventi, a cominciare innanzitutto dalla sua segretaria personale Traudl Junge, il cui personaggio serve come pretesto narrativo alla storia ( la vera Junge la vediamo confessarsi nel finale ).
Questa è la sfida della pellicola che diventa però anche il suo limite, perché il racconto, lunghissimo e quasi a rischio di didascalismo documentaristico, spesso rimane freddo come freddo è l'ambiente claustrofobico del Bunker-Rifugio e delle sue stanze.
Anche se poi arriva l'odore della morte, la scelta senza ritorno dei suicidi, gli smarrimenti e le titubanze della giovane Traudl e soprattutto Bruno Ganz e il suo straordinario mimetismo che ci consegnano sullo schermo l' Hitler deviato e feroce che ci aspettiamo, regandogli però anche impensabili accenti di umanità.
Quelli che in Germania hanno fatto gridare allo scandalo a Wenders e colleghi, perché come dice lo storico Joaquim Fest alla cui opera ( oltre che alle memorie personali della Junge ) il film si ispira: "La cosa peggiore non è che Hitler fosse un Mostro, ma che fosse un uomo".
Forse non un opera ma un operazione, che il produttore Bernd Eichemger e il regista Oliver Hirschbiegel hanno costruito con la consapevolezza della sua necessità storica.
"La Caduta" finalmente può permettere alla Germania di confrontarsi con i suoi Incubi peggiori e a tutti gli spettatori di trovarsi a tu per tu sullo schermo con l'Incubo più famoso del '900.

Max Morini

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