Ejforija
Non sempre i film necessitano di esser compresi. Talvolta il cinema si avvicina ai versi sciolti della poesia, dove si sa cosa si vuol dire, ma il metodo seguito è un'associazione di idee, un seguire l'istinto dell'ispirazione di cui è difficile parlare se non s è l'autore.
Così è per il film russo "Euphoria", esordio del fino ad oggi autore teatrale Ivan Vyrypayev.

Dovendo ridurre la trama ad un paio di righe si potrebbe dire che è la storia di un triangolo amoroso nella campagna russa. Lui, lei ed il vicino di casa. Situazione che appena viene scoperta dal marito diventa cruenta. Quando sei grande grosso e bruto, esser cornuti ti porta ad alzare le mani, mentre induce le potenziali vittime a scappare a gambe levate. Insomma, a dirla così sembrerebbe o una parodia o qualcosa di estremamente noioso.
E quest'ultima sensazione è senza dubbio quella che proverà vedendo il film chi non ama il cinema più ricercato e sperimentale. Ma questo sarebbe limitarsi all'apparenza.

Questa infatti è la storia di destini che si incrociano, di strade costruite dagli uomini e di percorsi che sembra suggerirci la natura (la continua frattura nella montagna)e che si toccano, si congiungono e poi si riallontanano. Traiettorie irregolari che hanno anche un verso, una direzione. E' quella della corrente che come un fiume trasporta gli uomini fino a che non li inghiotte.
Un paesaggio in movimento dove invece sono gli uomini a sembrare statici. Che loro corrano, scappano o tentino di spostarsi, lo sguardo è fisso su di loro, mentre è l'intorno a cambiare. Un cambio di prospettiva che ci fa intendere come non ci sia fuga, nessuna possibilità di uscire fuori da quei sentieri già tracciati, simboleggiati non solo dal cieco (il destino) che corre con la moto seguendo strade tutte sue, ma anche dalla riproposizione di quelle inquadrature fisse sulla parete di una casa. Linee dei ceppi di legno si uniscono grazie alla sovrimpressione del ramo. Un unione che prima è generale (non ci sono soggetti umani), poi riguarda solo la donna, e poi entrambi i due innamorati.
Chiaro il riferimento alla tragedia greca e alla funzione di quegli stasimi che un tempo servivano per dividere tra loro gli episodi, ma che con Euripide ebbero più funzione emblematica. Simbolismi forse ricercati, probabilmente forzati, ma che hanno in ogni caso il merito di evocare sensazioni, di emozionare.

La frase: "Allora che si fa?"

Andrea D'Addio

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