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Movie Flash: "Per una costituente del cinema e della tv"

SLIDE-SHOW: le più belle immagini di Carlo Verdone

Le dimissioni nel febbraio 2007 del direttore di Rai Cinema Carlo Macchitella fa parte di quegli eventi di cruciale importanza cui la stampa semplicemente non si è occupata. In quell'occasione, un gruppo di autori di cinema e televisione (i "Centoautori") ha sottoscritto una lettera indirizzata ai vertici Rai in cui veniva chiesta la nomina di una persona dalle indiscusse qualità morali che fosse addentro ai meccanismi del cinema nostrano, caldeggiando inoltre una riconsiderazione del ruolo di Rai Cinema nel panorama distributivo italiano. Successivamente il 27 febbraio questo gruppo ha inviato ai vertici Rai una nuova lettera in sostegno della candidatura di Alberto Barbera, a tutt'oggi senza risposta. Questo impegno è diventato nei mesi passati un'occasione di aggregazione per i partecipanti di questo gruppo, che ha iniziato a incontrarsi in una libreria romana. Da questi incontri è nato il documento "Per una costituente del cinema e della tv", firmato da più di mille lavoratori del cinema e della televisione.
Il 7 maggio presso il Teatro Ambra Jovinelli di Roma è stato presentato questo documento alla presenza di esponenti delle istituzioni: il Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli, i presidenti delle commissioni cultura di Camera e Senato Pietro Folena e Vittoria Franco e l'onorevole Andrea Colasio, primo firmatario di una legge sul riordino del sistema cinema che sarà depositata nei prossimi giorni.
Molti i registi, gli attori, i tecnici, gli autori e gli artigiani presenti in sala. Fra i tanti si possono citare Francesco Rosi (cui è stato reso un omaggio particolare in quanto decano), Paolo Virzì, Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, Carlo Verdone, Francesca Comencini e molti altri. È nato un dibattito teso ad instaurare un dialogo produttivo con il mondo politico, e in cui sono stati messi in evidenza i punti fondamentali del documento. Molto presente fin dalle prime battute è il modello francese, luogo ideale in cui il cinema nazionale è tutelato, riceve importanti contributi statali e privati e ha un canale telvisivo come "Artè" che fa cultura senza preoccupazioni di Auditel promuovendo tra l'altro il lavoro di giovani artisti e vari tipi di documentari di altissimo livello.
Bertolucci attacca con forza il duopolio Rai/Mediaset, responsabile di creare sottocultura, ma anche Sky, che tanto vantaggio trae dal cinema italiano senza dare un adeguato ritorno come finanziamento. Per questo viene caldeggiato il "Prelievo di scopo" come sistema per la riassegnazione di risorse al grande schermo del nostro paese. Quello che viene ripetuto più volte è che quella del "Cinema italiano assistito" è una favoletta portata avanti in modo infedele ed estremamente lontana dalla realtà.
Carlo Verdone, famoso soprattutto per la commedia, lancia invece un appello per il cinema d'autore e per il suo sviluppo nel nostro paese. "Non c'è più pazienza per la riflessione", afferma il regista romano pensando a pellicole recenti come "Babel" e "Le vite degli altri". Verdone cerca però di indicare delle vie per educare i giovani al senso critico e ai capolavori del cinema italiano. Si può iniziare dalle scuole con delle proiezioni mirate, inoltre una volta a settimana Rai e Madiaset potrebbero mandare in onda uno dei film del nostro paese, magari "levando una prima serata a Cogne, di cui non si può più: è diventata la Twin Peaks italiana!". Dopo questa esclamazione, Verdone conclude affermando, in modo molto significativo, di "non voler morire da spettatore che vede solo commedia all'italiana". Come aggiunge Francesca Comencini, il sistema cinema attuale uccide la diversità proprio per la mancanza di poli artistici e produttivi, e questo provoca un abbattimento della qualità. La critica è ancora una volta nei confronti di Medusa e Rai Cinema, "arbitri dei contenuti". Spetta invece a Bellocchio attaccare le logiche partitiche che pongono ai vertici degli enti principali legati alla decima musa chi non capisce nulla di cinema e magari deve la propria nomina alla sua personale rete di relazioni.
Le istituzioni da parte loro rispondono con una serie di iniziative che sono state messe in essere nei primi dieci mesi di questa legislatura: sono stati aumentati leggermente i fondi destinati allo spettacolo (sono però ancora insufficienti) ed è stata avviata un'indagine conoscitiva in 7° Commissione Senato, propedeutica alla stesura alla proposta di riordino il cui testo sarà pronto in tempi brevi. Viene promesso un modello simile al tanto decantato sistema francese sarà applicato con le opportune modifiche alla realtà italiana e che tra le novità sono previsti i tanto attesi vantaggi fiscali legati alle innovazioni tecnologiche. Francesco Rutelli ha concluso chiedendo ai presenti all'Ambra Jovinelli di nominare una Delegazione che segua passo passo l'intero iter di questa legge di riordino. La buona volontà a quanto pare non manca, ma l'unica cosa che si può fare è aspettare i risultati, senza lasciarsi andare a facili entusiasmi o a qualunquistici rifiuti della politica. Augurandosi però che le cose cambino davvero. Il fatto davvero importante di questo documento è che per la prima volta i lavoratori del cinema italiano si sono presentati come "potere forte" uniti oltre le piccole invidie e le diatribe di cortile. Logicamente mantenere questa energia positiva che li unisce è una loro precisa responsabilità, oltre che l'unico modo di avere successo.




Mauro Corso
(08 maggio 2007)

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