Una semana solos
L'opportunità di aver una casa tutta per noi, quando si è adolescenti e a farci compagnia sono gli amici, è uno dei massimi desideri che si possano formulare. Se poi la casa a disposizione è una villa con tanto di piscina all'interno di un complesso residenziale fatto di prati curati e vari campi sportivi, allora, inutile dirlo, si è quasi in paradiso. Quando sono queste le premesse di un qualsiasi racconto, e cioè un gruppo di ragazzini che rimangono da soli in casa per una settimana perché i genitori sono partiti e non possono affidare i propri pargoli a nonne o zie, l'idea che la tragedia sia dietro l'angolo, che i ragazzi ne combinino una di quelle così grosse che gli cambierà la vita, balena subito nell'idea dello spettatore.
Bambini ricchi e viziati senza nessuno che li controlla, quando scoppierà la catastrofe?
E invece il film argentino di Celina Murgia, con tanto di contributo statale, noon fa succedere nulla. Più piatta di una tavola da surf, la storia (chiamarla così è già uno sforzo) non ha un solo snodo narrativo. Si sta perennemente nell'attesa che qualcosa accada e si finisce rendendosi conto che è stata tutta un'iullusione. Persino elementi che, per quanto stereotipati (il ragazzo povero venuto da fuori e il vandalismo) comunque avrebbero potuto far assumere un suo perché a tutta la vicenda, vengono smorzati in tutti i loro contorni e ricompresi all'interno di quella disarmante linearità orizzontale che caratterizza il tutto. Va bene l'occhio sociologico e va bene la scelta di non esagerare la realtà, ma che senso ha impegnarsi in un lavoro che non comunica nulla? Volendo pure accettare l'idea che si volesse (magari è così) girare una sorta di documentario su di un momento X di un gruppo i ragazzi ricchi nella povera argentina, perché allora non scegliere anche un linguaggio filmico in linea (digitale, camera a mano) che sia coerente con questa scelta?
Rimangono i giovanissimi attori, tutti bravi, e l'effetto sorpresa, per noi italiani, di sentire ad un certo punto la canzone "Arrivederci, amore ciao" cantata da una bambina.

La frase: "Io sono invisibile per te".

Andrea D’Addio

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