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The Judge











Il rapporto contrastante padre figlio in un film che basa la sua forza quasi interamente sulla splendida interpretazione di due grandi attori.
“The Judge” parla di onore, ma ancor prima del difficile rapporto tra due persone che non si parlano da 20 anni e che vengono riunite da un grande dolore: la morte della madre del protagonista, un Robert Downey Jr. ironico, graffiante ed intenso e alla sua migliore interpretazione dopo “Charlot” e “Sherlock Holmes”. Un artista versatile e completo capace di catalizzare l’attenzione dei fan sia in ruoli comici che drammatici, e in quest’occasione il suo avvocato Hank Palmer nel dramma regala anche risate. L’atteggiamento iniziale very “cool” mostra come ormai Tony Stark sia entrato in lui, ma man mano che i minuti passano è maggiore la consapevolezza del ruolo e di come il gioco da giocare nella partita a scacchi del tribunale non sia mai stata così difficile. La spalla ideale per lui è un altro Robert, anche lui autore di una performance da Oscar. Duvall ha tutto per interpretare Il Giudice e lo fa bene. Duvall è qui straordinario, specie in alcune scene forti e drammatiche che non tutti potrebbero essere in grado di sopportare. Che sia arrivata l’ora per lui di alzare nuovamente al cielo di Los Angeles la statuetta più ambita a 30 anni di distanza dal successo di Tender Mercies - Un tenero ringraziamento?
Il dramma umano della malattia si intreccia con l’integrità di un uomo che nel giorno peggiore della sua vita si ritrova catapultato in una situazione da incubo difficile da superare, anche per uno dei migliori avvocati d’America come il figlio.
La regia è affidata a David Dobkin, già apprezzato in commedie come “Due cavalieri a Londra” e “Due single a nozze”, mai chiamato prima ad un lungometraggio drammatico di così grande importanza. “The Judge” sembra un preconfezionato per gli Academy: onore, dramma, dialoghi intensi, ma soprattutto un omaggio alla giustizia americana, da molti ritenuta esempio di un’insindacabile democrazia. La giustizia è quindi esaltata e riabilitata perché pone la verità e le regole davanti anche al buon senso. Può un uomo distrutto dal dolore perdere la testa dopo 42 anni di servizio? Lo scoprirete in questo lungometraggio esaltante che passo passo ricostruirà un puzzle d’eventi e situazioni lasciandovi con il fiato sospeso.
Man mano che le immagini scorrono è lampante la voglia di scoprire la soluzione del caso, ma soprattutto scoprire come può un figlio arrivare ad odiare così tanto un padre, un uomo la cui integrità mai è stata messa in discussione da nessuno sennonché proprio dalla sua stessa prole.
La bellezza di quest’opera però è nel multi level di drammi che vengono vissuti, sempre con le battute calzanti della coppia di protagonisti: oltre al dramma paterno c’è quello del divorzio di Hank dalla moglie con conseguente disputa per la figlia, quello del fratello minore Dale, che con un deficit mentale passa la vita riprendendo il mondo con una videocamera, e quello di Glen, il fratello maggiore, che a causa di un incidente provocato da Hank ha perso l’uso di una mano e il futuro in Major League. Nonostante tutto i due fratelli hanno sempre perdonato e riabbracciato immediatamente il secondo genito del giudice. Nell’opera l’amore è soltanto intravisto, ma è compagno tangibile dei protagonisti: Hank lo ritrova in Sam e ha il coraggio di prendersi le responsabilità cui si è sottratto nella fuga di 20 anni prima, mentre l’amore più grande è quello del Giudice per la giustizia e la sua comunità. L’integrità morale e l’onore non hanno prezzo, anche se Hank le mette tutte in gioco proprio per il ritrovato padre. Il processo più importante della sua vita non è quello più ricco, ma quello per la persona che più di tutte ha influenzato il corso della sua vita.
In un’opera che a tratti ricorda “Il Patriota”, per l’amore alla bandiera e l’intenso rapporto genitoriale, e che diventerà un cult della cinematografia giudiziaria come “A few good men – Codice d’onore”, “...And Justice for All – E giustizia per tutti”. Duvall è curiosamente qui un giudice, mentre in “A Civil Action” ottenne una nomination nel ruolo di avvocato. Questo è un film di attori, come tale può piacere o non, ma la sua visione è d’obbligo per applaudire i due strepitosi protagonisti, che regalano dei dialoghi da brividi per lunga parte della pellicola.

La frase:
"Hai chiesto chi fosse per me il miglior avvocato. Per te era quello per cui lavoravi. Per me sei tu".

a cura di Thomas Cardinali

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