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The Green Inferno









Eli Roth è forse più conosciuto come amico di Quentin Tarantino (e come l’Orso Ebrei di “Bastardi senza gloria”) che come regista; ma gli amanti dell’horror, soprattutto dello splatter, hanno certamente visto i suoi crudissimi “Cabin Fever” (2002), “Hostel” (2005) e “Hostel: Part II” (2007). Gli ultimi due sono diventati già dei cult di genere grazie alle sanguinosissime torture mostrate nel dettaglio, in un voyeurismo sadico e macabro ai confini del malato. Ora, per prepararsi a “The Green Inferno”, bisogna dimenticarsi tutta la cupezza e il realismo che avevano caratterizzato Eli Roth almeno nei suoi lungometraggi (diverso era infatti il fake trailer “Thanksgiving” incluso nel progetto “Grindhouse” di Tarantino e Rodriguez). Questo omaggio ai film di cannibali non fa nemmeno finta di prendersi sul serio, dichiarandosi da subito come orgogliosamente “ignorante”, con una sceneggiatura che potrebbe essere stata scritta da un ragazzino assetato di sangue. Ma non è questo che va a compromettere una pellicola che probabilmente dello script farebbe anche a meno. La storia del gruppo di ambientalisti che si reca in Amazzonia per salvare gli indigeni dallo sterminio e finisce per esserne il pranzo non è che uno dei mille possibili pretesti che avrebbero potuto, in maniera fieramente immorale, servire a mostrare il massacro ad opera dei mangiatori di uomini. L’ironia, e spesso e volentieri persino la comicità, sgorga da ogni momento film, rincorrendo il sogno di poter realizzare forse l’ultimo cannibal movie di una tradizione di serie B tutta italiana che fa capo a Ruggero Deodato (suo il celeberrimo “Cannibal Holocaust”) e Joe D’Amato (“Antropophagus”). Purtroppo, però, “The Green Inferno” non possiede quell’autenticità e quel sapore quasi arcaico delle pellicole a cui si ispira, quella sorta di rispetto verso i nativi che contribuiva a renderli ancora più temibili. Roth sbaglia nel ritenere che per il pubblico il vero divertimento consista esclusivamente in qualche battuta e in arti strappati: ha rimosso qualsiasi tipo di coinvolgimento emotivo, esclusa la risata e un po’ di ribrezzo, rendendo difficile appassionarsi al film. In più, bisogna aspettare più di tre quarti d’ora (su una durata di 103 minuti) per vedere del sangue. Per fortuna Roth riesce a bilanciare queste carenze con alcuni momenti destinati a diventare cult. Il regista-sceneggiatore dà l’impressione di essersi divertito un mondo riempiendo il film di personaggi estremamente stereotipizzati, dall’ecologista ipocrita alla buonista, dall’ipocondriaca alla sexy coppia lesbica. Costato solo 6 milioni di dollari, “The Green Inferno” risente un po’ del basso budget a livello tecnico, soprattutto nell’orribile fotografia da fiction di Canale 5. Alla presentazione del film al Festival di Roma, Eli Roth è giunto accompagnato da registi di culto dell’horror italiano, tra cui Ruggero Deodato, sempre pronto a sostenere il suo ammiratore d’oltreoceano.

La frase:
- "Se la sono portata via!"
- "Meglio, più tempo da vivere per noi".

a cura di Luca Renucci

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