25 Novembre 2005 - Conferenza Stampa
"Zucker! ...come diventare ebreo in 7 giorni"
Intervista al regista Dani Levy.
di Pietro Salvatori


Dani Levy è un simpatico ometto di mezz'età, al quale piace assai discorrere di sé e di come gira il mondo (e, ovviamente, il cinema). Ci abbiamo scambiato due chiacchere.

Qual è il suo rapporto con la religione ebraica, che descrive ironicamente nel film?
Levy: Io non sono un ebreo ortodosso, ma sono sicuramente stato educato secondo la tradizione ebraica. I miei nonni erano ebrei polacchi, trasferitisi in Germania prima del regime.
Poi sono scappati, insieme ai miei genitori, in Svizzera all'avvento del nazismo. Nel 1980 mi sono ritrasferito a Berlino, la città di mia madre, anche se in casa, alla luce dell'esperienza del nazismo, ero stato educato in maniera tutto sommato anti-tedesca. Penso che non sia stato un caso che io sia tornato proprio nella città di mia madre.

Nel film ci sono molte battute sulla divisione della Germania, da una quindicina d'anni riunificata…
Levy: Credo che il film sia piaciuto molto agli abitanti della ex Germania dell'est, e che quel tipo di persone non siano affatto inferiori ai nuovi capitalisti. Parlo di quei vecchi social-comunisti che sono oggettivamente perdenti, ma che in un film come il mio, a livello morale e di sentimenti, possono diventare assoluti vincitori.

Il film è uscito negli Stati Uniti?
Levy: Ancora no, uscirà a gennaio.

Non la preoccupava che un utilizzo così frequente di clichè sul mondo ebraico possa essere frainteso?
Levy: La mia più grande paura era che gli ebrei potessero vedere delle tendenze antisemite dietro le descrizioni controverse e umoristiche della quotidianità ebraica. Finora non ho avuto nessuna reazione di questo tipo. La comunità ebraica di Berlino, la mia famiglia (mio zio è molto ortodosso), hanno approvato e amato il progetto.

Come ha scoperto Henry Hubchen per il ruolo di Jaeckie Zucher?
Levy: Henry Hubchen era designato sin dall'inizio. In realtà io non lo conoscevo, perché avevo visto poco di lui prima. Ma ciò che mi ha colpito incontrandolo è stata la forza con cui riusciva a immaginarsi nel ruolo di Jaeckie Zucker. Aveva un entusiasmo e una passione incredibili.

Cosa c'è di speciale nell'umorismo ebraico?
Levy: L'umorismo è una delle cose più belle e toccanti quando viene fuori dalla sofferenza. Forse è uno dei modi più belli e legittimi di sopravvivere. L'umorismo ebraico si distingue perché tratta le debolezze umane in modo schietto, sfacciato e autoironico e per le sue battute, comprese le caratteristiche degli stessi ebrei. E l'umorismo ebraico cresce all'interno della psicologia umana. E' questo ciò che mi piace.

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