Zucker! ...come diventare ebreo in 7 giorni
Di commedie oggigiorno il mondo della produzione ne sforna a iosa. C'è voglia di divertirsi, di poter vedere situazioni mestamente ordinarie da un punto di vista ironico, capace di rendere l'ordinario extra-ordinario. Alla luce di questa esigenza mai venuta meno del mercato-cinema, si è sempre sfornato un numero esagerato di quei prodotti che rientrano banalmente sotto il nome di "commedia".
E parlando di Zucker! Proprio di questo ci troviamo a parlare. Di una classica commedia che mescola, incrociandole e sovrapponendole, situazioni grottesche e personaggi improponibili. A suo onore e merito, si deve osservare che esercita questa pretesa dissacrante in modo intelligente e costruttivo, due caratteristiche abbastanza lontane dalla media attuale del genere.
Il partecipe regista, Dani Levy, scrive di un mondo tipicamente ebreo, in bilico tra aderenza all'ortodossia e adeguamento ai più banali costumi correnti. Lo fa attraverso il rapporto/non-rapporto di due fratelli, i bravi Henry Hubchen (Jackie) e Udo Samel (Samuel), incosciente e scapestrato devoto del biliardo l'uno, fervente seguace dei testi e della tradizione del popolo di Abramo l'altro. On limitandosi ai semplici sentimenti dei due personaggi. Levy introduce gradualmente, attraverso i familiari dei due, un incontro/scontro tra due realtà, due culture e due modi di concepire la vita totalmente differenti.
Quasi inutile dire che fra un sorriso e l'altro si arriverà ad una fusione quasi perfetta delle due realtà.
Il film procede a momenti alterni e, seppur presenti una comicità garbata e non sempre immediatamente accessibile, rifugge dalla tentazione di introdurre punti di svolta narrativa e comica forzati e innaturali. Tutto scorre con molta naturalezza, senza calcare la mano da una parte sulla risata ad ogni costo, dall'altra sulla ricerca di una morale spicciola e di un happy-end consolatorio.
Interessantissima anche la costruzione fotografica, che ricopre le immagini di una patina sorda e pastosa contemporaneamente, che a livello di significazione è perfettamente funzionale alla descrizione di un mondo disilluso e dissacrante come quello dell'ex-comunista della Ddr.
Vale la pena dare un'occhiata a Zucker!, nonostante il pessimo sottotitolo affibiatogli dalla distribuzione italiana. Di commedie costruttive e intelligenti in giro se ne vedono poche.

La frase: "Solo in questo film un socialista dell'ex Germania dell'est, oggettivamente perdente, nel suo piccolo può risultare il migliore dei vincenti" (Dani Levy).

Pietro Salvatori

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