06 Settembre 2009 - Conferenza
"Negli occhi"
Intervista ai registi e ai produttori.
di Francesco Lomuscio

Affiancata dai registi Francesco Del Grosso e Daniele Anzellotti e dal produttore Salvatore Allocca, Giovanna Mezzogiorno è approdata presso la 66ª edizione della Mostra d'arte cinematografica di Venezia per presentare alla stampa "Negli occhi", documentario sulla vita del compianto papà Vittorio, al quale ha preso parte anche dal punto di vista finanziario.

Giovanna, questo documentario lo vivi come una sorta di terapia per confrontarti con il dolore per la perdita di tuo padre?
Giovanna Mezzogiorno: Non direi che è stata una terapia, più che altro ho accettato la proposta di Francesco e Daniele, quindi sono stati loro a propormi il lavoro. Diciamo che l'ho fatto perché penso che, al contrario, dopo quindici anni è passato abbastanza tempo da consentire almeno un'oggettività, quindi non avrei potuto raccontare questa storia cinque anni fa. Chiaramente, il tempo è galantuomo e permette di vedere le cose con una distanza che rende possibile analizzare una personalità, una vita.

Papà si trova nella casa sul lago di Como?
Giovanna Mezzogiorno: Sì, abbiamo una casa sul lago di Como e mio padre è sepolto lì, dove vive mia madre. Quando lui è mancato, contro il volere della numerosa famiglia di lui, lei ha detto che voleva averlo vicino.

Francesco e Daniele, anche se giovanissimi, avete già un passato con lavori poco conosciuti…
Daniele Anzellotti: Sono un giovane regista e non mi sento un veterano, perché alle spalle ho solo un cortometraggio da regista e altri lavori fatti come direttore della fotografia con la stessa società. Per me è un'esperienza incredibile, essere qui a Venezia mi sembra strano, molto bello, bellissimo (ride).
Francesco Del Grosso: La verità è che io vedo "Negli occhi" come il giusto tributo all'uomo prima che all'attore, sono contento di aver raccontato l'intimità di Vittorio, le debolezze, le passioni e trattare l'attore come una passione, perché per lui il mestiere d'attore era prima di tutto una passione, non era un mercenario. A distanza di quindici anni, raccontare questa storia attraverso la voce di chi l'ha conosciuto veramente era forse la cosa migliore che si poteva fare.

Giovanna, come è stato scoprire durante la lavorazione tante cose su tuo padre raccontate dalle persone che lo frequentavano quando eri bambina?
Giovanna Mezzogiorno: Realizzare "Negli occhi" con due ragazzi come Francesco e Daniele e la Vega's project, tutti molto giovani, secondo me rispecchia lo spirito del documentario, che è un inno alla vita nonostante tratti di una persona che è mancata. Diciamo che ho scoperto sicuramente tante cose, ma molte le sapevo, quello che mi ha sorpreso è rendermi conto di quanto ha lasciato agli altri, veramente tanto. Paradossalmente, andandosene, ha lasciato agli altri grande forza, grande energia.

Come vi siete organizzati produttivamente?
Giovanna Mezzogiorno: Voglio solo precisare che la scelta di non avere un finanziamento è stata nostra, perché volevamo avere la totale indipendenza. Magari il prodotto è più imperfetto, ma a noi piace così.
Francesco del Grosso: Anche io amo le imperfezioni di questo film, perché, se lo spettatore è attento ai difetti di una cosa, significa che sei arrivato al cuore delle persone. Poi, le musiche di Pino Daniele arricchiscono molto le immagini.
Daniele Anzellotti: Siamo andati allo studio di Pino pensando che avremmo perso tutto il pomeriggio, invece ci ha fatto sentire dei pezzi nel giro due ore dei pezzi e siamo rimasti a bocca aperta. Volevamo anche ringraziare il fonico Daniele Guarnera per il grande lavoro svolto. La scelta di non mettere alcuna immagine di repertorio cinematografico è stata azzardata ma necessaria, perché, appunto, è un film su Vittorio Mezzogiorno uomo, non sulla sua carriera.
Salvatorea Allocca: Il film è stato portato avanti soprattutto grazie all'entusiasmo dimostrato dalle persone che vi hanno partecipato. Inoltre, è un film nato un po' per caso da un incontro tra noi e Giovanna, che ha preso a cuore il progetto e ha voluto partecipare alla cosa in modo così appassionato. Probabilmente, se avessimo avuto finanziamenti statali o una coproduzione televisiva non sarebbe venuto fuori così.

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