03 Settembre 2008 - Conferenza stampa
"Les Plages d'Agnès"
Intervista al regista e al cast.
di Andrea Gerolamo D'Addio

A Venezia, per la conferenza stampa di Le spiagge di Agnès, è presente la sola Agnès Varda. Non poteva essere diversamente visto che, come già il titolo suggerisce, il film è incentrato su di lei, ed essendo lei polivalente, ne è regista, sceneggiatrice e protagonista. Le domande, logicamente, sono tutte per lei.

Il significato di questo film…
Agnès Varda: Ho utilizzato il cinema non tanto per tracciare un mio autoritratto, ma per fare anche cronaca del mio viaggio nella vita. Ho toccato molti temi che hanno caratterizzato una parte del ventesimo secolo.

Dall'emozione al grande schermo…
Agnès Varda: Trovare il metodo giusto è stata l'azione fondamentale. Il resto sono stati problemi di carattere pratico. Autorizzazioni, scenografie, ritrovare alcuni luoghi. Ho sempre cercato di vivere con buon umore il come mostrare e nascondere. Attraverso la mia famiglia mi sento protetta, e con questo film i miei figli e i miei nipoti hanno capito qualcosa in più di me, della mia vita. Avevo il desiderio di mostrare il mio viaggio, il mio percorso è certamente un discorso da anziana, ma non da una persona che sta per morire.

Perché fare questo film ora?
Agnès Varda: Non sono sicura che ne sarei in grado fra dieci anni, e dieci anni fa non avevo questa esigenza. Ho considerato i miei ricordi come una banca dati, cliccandoci sopra e li ho utilizzati quando ne avevo bisogno. Ho lavorato come un uccellino che prende quello che gli serve per fare il proprio, piccolo nido. Avevo anche paura di essere immodesta, di fare qualcosa di troppo autocelebrativo. Ho cercato anche di rendere omaggio a tutti coloro che mi hanno insegnato la leggerezza.

Dalla Francia alla California, come è cambiato il suo lavoro?
Agnès Varda: Non ho mai subito la discriminazione perché non l'ho mai accettata. Non ho mai pensato che questo fosse un mestiere per uomini. E' vero, ero la sola donna nell'ambiente della nouvelle vague a fare cinema e per questo ho spinto molte donne a cimentarsi nel cinema. Per quanto riguarda l'America, per me l'America è Los Angeles. Sono stata in altre città, ma quella soprattutto per me rappresenta l'America è su quella città che si concentra il mio interesse.

Il tema della spiaggia come insieme di luoghi è stato lo spunto per realizzare questo film?
Agnès Varda: Più delle montagne, amo i luoghi orizzontali, quelli che assieme al cielo formano immagini uniche. Per questo le spiagge sono per me metafore di tante parti della mia vita. A Parigi non ci sono spiagge, ma le ho ricreate. Potrei definire questo film come la libertà dell'artista senza essere surrealista.

Il lavoro sul set…
Agnès Varda: Realizzare un film o una fotografia è un atto di condivisione e credo che si possa condividere con tutti anche con quelli che rovistano nell'immondizia. Quando mi guardavo sul set e vedevo che tante persone, quasi tutte, erano più giovani di me, mi rendevo conto del tempo e delle persone che sono passate.

Cosa rimane del suo impegno politico?
Agnès Varda: Sono una femminista e continuo a credere che bisogna lottare per diritti che non sono di tutte. Molte donne danno per scontate conquiste che hanno richiesto battaglie e sofferenze. Per il resto, continuo ad essere di sinistra, anche se non amo i partiti. Preferisco rimanere ai margini e sperare che le idee di sinistra trovino un'applicazione nella realtà.

La critica cinematografica subisce sempre più l'invadenza del gossip. Che idea si è fatta di questa tendenza?
Agnès Varda: Se come per Brad Pitt, vi interessa sapere come stiano i miei nipoti e i miei figli, sappiate che stanno bene. A parte gli scherzi, ho avuto la fortuna di essere stata sempre recensita e non ho un'opinione in merito.

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