14 Novembre 2012 - Conferenza
"Jimmy Bobo – Bullet to the Head"
Intervista al regista e al cast.
di Francesco Lomuscio

Senza alcun dubbio, si è trattato di uno degli eventi più attesi del Festival Internazionale del Film di Roma. Derivato da una graphic novel di Matz, "Bullet to the head", presentato fuori concorso, è il lungometraggio che segna non solo il grande ritorno del regista Walter Hill - autore del dittico "48 ore" (1982-1990) e de "I guerrieri della notte" (1979) - al cinema d'azione, ma anche il suo primo film interpretato da Sylvester Stallone. Un lungometraggio che non sembra affatto aver deluso la stampa italiana, la quale, sempre presso il festival, ha accolto con calore il regista - convinto che le sequenze di combattimento non funzionano se non le rendi divertenti - e l'attore; che non ha mancato di raccontare del suo grottesco incontro con Woody Allen ai tempi de "Il dittatore dello Stato libero di Bananas": "Eravamo io e un tizio più basso di me ed Allen disse che non facevamo paura; quindi andammo in farmacia e tornammo con il volto ricoperto di vaselina e sporcizia, tanto da spaventarlo. Mai arrendersi, lo dico sempre". Al loro fianco, in conferenza, anche lo sceneggiatore Alessandro Camon, di origini italiane.

Sylvester Stallone: Prima di cominciare, vorrei esprimere tutta la mia solidarietà nei confronti di Cinecittà, nella speranza che possa sopravvivere, perché è una meravigliosa fabbrica di cinema.

Ieri Sylvester Stallone è stato accolto in maniera entusiastica sia dal Campidoglio che dal quartiere periferico di Tor Bella Monaca, che è un po' come quello in cui è cresciuto. Che sensazione ha provato?
Sylvester Stallone: Nel recarmi in questo quartiere ho provato le stesse sensazioni che provavo da giovane ed ho detto ai ragazzi che erano all'incontro di non disperare, perché il successo arriva piano piano. E' stato bello incontrarli.

Con questo film, Walter Hill voleva forse lanciare un messaggio in particolare?
Walter Hill: No, non volevo dire qualcosa in particolare a Hollywood, è soltanto un omaggio al cinema d'azione degli anni Settanta e Ottanta, ma, al contempo, moderno. Ogni film è speciale e, in questo caso, mi ha chiamato Sly per chiedermi se potevo dare uno sguardo alla sceneggiatura. E la storia mi è piaciuta.

C'è mai stato un incontro che ha cambiato la vita di Sylvester Stallone?
Sylvester Stallone: Quando feci "Rocky", gli studios incassarono molti soldi, ma io vivevo in un appartamento pessimo e non si decidevano mai a pagarmi. Così, un giorno andai a battere cassa, ma mi risposero: "Torna a lavorare". Quindi, ho capito che Hollywood è un business, non una storia d'amore. Questa è la lezione che ho imparato ed è stata utile.

Come fa Sylvester Stallone a essere ancora così in forma?
Sylvester Stallone: Lavoro con le attrezzature Technogym, che fabbricano in Italia (ride).

In fase di sceneggiatura c'è stato un film in particolare al quale vi siete ispirati?
Alessandro Camon: Innanzitutto, ricordiamo che la pellicola è tratta da una storia a fumetti di un attore francese. Per quanto riguarda i dialoghi, hanno contribuito molto sia Walter che Sylvester. Se proprio devo citare un genere o un titolo, direi "48 ore", che ha ispirato un po' tutto il filone buddy movie.

Il film sembra riprendere il linguaggio di "Ancora vivo"…
Walter Hill: Una delle cose che riguardano il lavoro a Hollywood, ha a che vedere con le opportunità; negli ultimi anni non ne ho avute molte. Credo che questo film non sia un esperimento, ma, in un'epoca in cui si fanno molti prodotti con effetti speciali, sembra esservi ancora spazio per questi lungometraggi. Questo è un film fatto a mano.

E Sylvester Stallone si è ispirato a qualcuno dei suoi personaggi precedenti?
Sylvester Stallone: Si impara dagli errori. Un paio di volte ho fatto film con tanta azione, ma ho imparato che i dialoghi possono essere interessanti; quindi, in questo caso abbiamo preferito privilegiare i conflitti di personalità a me che salto da un edificio all'altro. Ho preso ispirazione da molti altri personaggi, ma anche dai miei errori.

Come gestisce Sylvester Stallone la sua vita fuori dal set?
Sylvester Stallone: Mi sono sempre chiesto cosa facciano quegli attori che interpretano un film all'anno quando non recitano. Io inseguo le mie tre figlie dentro casa ed è ciò che mi tiene veramente impegnato. Poi c'è anche mia moglie ed ho tre cani femmine. Insomma, in casa sono tutte donne tranne me (ride).

Recentemente, insieme al suo antico rivale Arnold Schwarzenegger, Sylvester Stallone ha interpretato "I mercenari 2". Pensa che tornerà in un film al fianco di Schwarzy?
Sylvester Stallone: Eccome (ride). Il mio antico rivale è diventato un caro vecchio amico.

Sylvester Stallone tornerà ad interpretare Rocky e Rambo?
Sylvester Stallone: Rocky è finito, è un atleta giunto al massimo, sono soddisfatto. Per quanto riguarda Rambo, invece, è come me, non sente di dover andare in pensione; è un guerriero e cerca di morire come un eroe. Sto preparando un'idea, quindi potrebbe tornare, oppure come Rambolina, una donna (ride). Oggi la società è più permissiva, lo permetterebbe.

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