18 settembre 2001 - Conferenza stampa
Baz Luhrmann e Ewan McGregor
Intervista al regista e all'attore protagonista di
"Moulin Rouge"

di Valeria Chiari



Come mai nel corso del film non c'è una intera esecuzione del CanCan?
Sono lieto di annunciare che nel DVD in uscita a Natale ci sarà la possibilità di vedere un'intera esecuzione del ballo del CanCan. Seriamente! Abbiamo studiato approfonditamente la storia del CanCan, non con uno scopo documentaristico, ma emozionale. Volevo riproporre le sensazioni che quella danza faceva provare alla gente dell'epoca. Il CanCan era un ballo selvaggio, sexy e violento. Ho dovuto fare una serie di adattamenti affinché il design visivo di quella danza creasse nel pubblico di oggi le stesse sensazioni che suscitava all'epoca. E solo con un montaggio essenziale del ballo potevamo provocare quelle emozioni forti. Il film non parla di Montmartre, né del CanCan e neppure del Moulin Rouge, questi elementi sono una sorta di Ade in cui il personaggio principale si addentra in cerca dell'amore. Ogni cosa è subordinata alla storia d'amore.

Il teatro sembra essere grande ispiratore per lei, è così sia in Ballroom sia in Romeo + Juliet?
Si è vero, tutti i miei film sono visti con un occhio teatrale, ma c'è anche qualcosa del cinema americano anni '40. Una storia base, riconoscibile dal pubblico fin dalla prime immagini, ambientata in mondi lontani ma anch'essi immediatamente individuabili mescolata ad un linguaggio fatto di musica e balli. È uno spettacolo durante il quale il pubblico non perde coscienza di sé entrando nei lunghi corridoi d'una storia troppo coinvolgente e sconvolgente; al contrario resta sempre consapevole di sé pur partecipando alla storia. Volevo una narrazione semplice, popolare come i romanzi naturalistici francesi, penso a "Nanà" o anche a "La vie de Bohème" e naturalmente all'opera con "La Traviata". Sono opere che anche se non se ne conosce la storia si possono intuire facilmente.

Anche in Moulin Rouge come in Ballroom, ci sono danze latino americane: Paso Doble nel primo e Tango nel secondo. Perché questa scelta?
È una domanda alla quale non so dare una risposta precisa. Forse dipende semplicemente dal fatto che amo molto questo tipo di ballo: quando ero piccolo nella cittadina dove sono nato, che si trovava in mezzo al nulla, ballare era un modo per evadere. Quelle danze mi sembravano così esotiche. O forse perché sono gli unici balli che raccontano una storia: il Paso Doble come il Tango sono delle vere e proprie narrazioni di eventi. Magari la risposta è ancora più semplice di così, ma io non l'ho ancora trovata.


  

Intervista a Baz Luhrmann


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