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Song to Song

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato05 maggio 2017Voto: 6.0
 

  • Foto dal film Song to Song
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Nonostante “Song to Song” si avvalga di un cast d’eccezione e sia diretto da Terrence Malick (The Tree of Life e il recente Knight of Cups), è una pellicola deludente. La storia racconta di BV (Ryan Gosling), un musicista che cerca il successo con l’aiuto della compagna (Rooney Mara) e del suo produttore Cook (Michael Fassbender).
Tra i tre si stabilisce un legame che va oltre il semplice rapporto professionale e che coinvolge presto anche la giovane cameriera Rhonda (Natalie Portman). Nasce così una relazione intima e passionale in continuo bilico tra amore e tradimento.

Cosa non funziona nel film di Terrence Malick? Iniziamo col dire che la pellicola è sicuramente migliore del suo ultimo lavoro, Knight of Cups, che poteva essere associato a un racconto per immagini, dove la comunicazione veniva messa in secondo piano per lasciare spazio all’arte. Con “Song to Song” però è evidente la volontà di Malick di voler trattare la storia dei suoi quattro personaggi seguendo un filone logico e mettendo in luce tematiche universali, che rappresentano la vita di ogni uomo. Nel film, infatti, si passa dall’innamoramento al tradimento, dalla morte al ‘ritorno alla vita’.
Quest’ultimo termine non è da intendere come una resurrezione nel vero senso della parola, ma è da prendere come un ‘ricominciare a vivere’, ‘perdonare e andare avanti’, perché nella vita tutti compiono degli errori e spesso meritano una seconda chance.

I problemi di fondo di “Song to Song”, però, sono davvero molti, a partire dal fatto che i temi di cui sopra vengono solo citati e mai approfonditi, tanto che la pellicola assume una valenza puramente metaforica. Non che ci sia nulla di male in questo, però il regista ce li lascia assaporare per poi non regalare nulla di abbastanza sostanzioso da soddisfare lo spettatore, che si ritrova così a porsi innumerevoli domande senza trovare alcuna risposta.
Inoltre, ancora una volta non convincono le scelte registiche di Terrence Malick, il quale mette insieme scene di poco spessore che si susseguono in maniera così rapida da non lasciare allo spettatore il tempo di rendersi conto di ciò che sta succedendo. Allo stesso tempo, però, con questa tecnica è come se il regista volesse sottolineare la fragilità della vita e così facendo le scene acquistano un minimo di profondità.

Certamente ciò non basta per dire che il film è in grado di mantenere l’attenzione del pubblico per le oltre due ore di proiezione: nonostante vengano trattati argomenti molto interessanti e intensi - basati tra l’altro su una sceneggiatura a dir poco diretta ma anche piena di domande retoriche - prevale quella sensazione di ‘inutilità’ e pesantezza che rende la pellicola soporifera. Questo anche perché Malick continua ad usare uno stile improntato sul racconto per immagini, dove la recitazione degli interpreti viene messa in secondo piano. Poche sono le battute ‘face to face’ tra gli attori in quanto il più delle volte sentiamo le loro voci fuoricampo. Un vero peccato se pensiamo che il talento di attori del calibro di Ryan Gosling, Michael Fassbender, Rooney Mara e Natalie Portman poteva essere usato meglio di così.

Nonostante ciò, è bene dire che la loro interpretazione è stata impeccabile: tutti sono risultati particolarmente espressivi e sono riusciti a dare una parvenza di credibilità ai loro personaggi. Questo ci dimostra quanto a volte le parole siano superflue, ma non cambia il fatto che lo stile del regista tenda a confondere lo spettatore perché inserisce anche scene fuorvianti e che talvolta non hanno senso di esistere.
A colpire di “Song to Song” è il fatto che ad ogni cambio di situazione, o quasi, venga inserita una canzone diversa. La volontà di Malick - o almeno è quanto emerge - sembra essere quella di voler suddividere la storia e i vari momenti dell’esistenza di un uomo attraverso una colonna sonora accattivante, talvolta movimentata e fresca e talvolta lenta e intensa.


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