Rapimento e riscatto

Film ad alto rischio che Hackford (Ufficiale e Gentiluomo / L'Ultima Eclissi / L'Avvocato del Diavolo) riesce a gestire molto bene. Il rischio era duplice: scadere negli stereotipi dell'action-movie, creando una storia incentrata sul recupero dell'ostaggio da parte dell'eroe di turno, oppure rientrare nel film di denuncia sociale nel quale si perde la freschezza del soggetto. Il regista è invece riuscito a mantenere un ottimo bilanciamento creando il prodotto che desiderava: un film che denuncia uno stato sociale, coinvolge emotivamente lo spettatore, ma evita di essere di scadere nel demagogico.

Peter (David Morse / Il Miglio Verde) e Alice Bowman (Meg Ryan / C'è Post@ per Te) sono due coniugi che lavorano in America Latina nell'ambito di operazioni umanitarie sponsorizzate da una ditta petrolifera. Peter Bowman viene rapito da un gruppo rivoluzionario che conta di chiedere un sostanzioso riscatto per la sua liberazione. Viene così coinvolto Terry Thorne (Russel Crowe / Il Gladiatore), esperto negoziatore di una compagnia assicurativa inglese, con il compito di ottenere un rilascio senza rischi e al più basso prezzo possibile. Il degenerare delle condizioni economiche della compagnia del Dr. Bowman, porta però alla decadenza della sua polizza assicurativa, pertanto Alice, oltre a non avere il denaro con cui pagare il riscatto, si trova improvvisamente privata anche della consulenza dell'esperto. La fortuna di Alice, però, è quella di incontrare Terry mentre è preda di una sorta di "crisi di coscienza", per cui non riesce a depersonalizzare, come di consueto, i suoi clienti, ma si affeziona a loro, decidendo di rimanere comunque al suo fianco in maniera autonoma.

Lo spunto per la sceneggiatura nasce da una articolo letto da Hackford su una rivista specializzata, sul problema, molto attuale in cui peraltro gli americani si trovano pesantemente coinvolti, del rischio per lavoratori specializzati che operano in regioni ad alto rischio. Da qui l'idea di sviluppare il film che sostanzialmente ci offre un punto di vista decisamente "avventuroso", condito dalla classica storia d'amore.

Molto particolare la fotografia che sfrutta, nelle scene in ambienti chiusi, illuminazioni con filtri colorati in relazione agli stati d'animo dei protagonisti. Anche il cast, di prim'ordine, contribuisce a dare spessore al film. Avendo visto la versione in lingua originale posso anche confermarvi l'attenzione nella scelta dei comprimari in modo da ottenere gli accenti giusti (le uniche parole italiane le pronuncia un ostaggio italiano, appunto).

Unico appunto: qualche taglio in più avrebbe giovato al ritmo privandoci di scene da catalogo di "Avventure nel Mondo" (una su tutte, l'attraversamento delle cascate su una funicolare di corda).

La frase: Fatalismo: "Le cose non succedono per una ragione...succedono e basta!"

La chicca: quando Terry Thorn va a trovare suo figlio al college salutandolo in vista della partenza per l'ennesima missione e deludendolo ancora una volta, ho rivisto chiaramente in lui Richard Harris in un analogo atteggiamento nel film "I Quattro dell'Oca Selvaggia".

Indicazioni:
Per i fan dei protagonisti e dei film mix di azione e sentimento. Senza troppe pretese.

Valerio Salvi

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