Les revenants
Ci sono film che deludono le aspettative, altri realizzati male ed approssimativi, altri ancora ruffiani ed irritanti. Film sui quali non siamo d'accordo, film che ci annoiano, film che odiamo.
"Les revenants" del francese Robin Campillo - presentato nella Sezione orizzonti della 61° Mostra del Cinema di Venezia - appartiene, invece, alla categoria dei film dei quali non si capisce perché accadono le cose che si raccontano, perché si sviluppano in data maniera, perché si concludono in un altra. Confesso. In questo film non si capisce niente.
Nel mondo, improvvisamente, un certo numero di morti di recente (circa venti milioni) si risvegliano dal loro sonno che avrebbe dovuto essere eterno. Non sono zombie votati a spaventar giovani fanciulle, tranquilli. Si tratta di una massa di non più cadaveri che non si sa perché, vestiti di tutto punto, lavati e sbarbati, tornano alle proprie case, alle proprie famiglie. In una città delle Francia si affronta il problema come fosse arrivata un improvvisa ondata migratoria. Si forma una unità di crisi, si allestiscono campi accoglienza, si interrogano psicologi, si conducono analisi sociologiche su come affrontare il problema. I morti non morti sono tutti in discreta salute a parte un sorrisino ebete ed una andatura da bradipo ubriaco. Alcuni vengono accolti dalle famiglie, altri rimangono più a lungo nei campi di accoglienza. La cosa più sconcertante è che nessuno si perita di fare delle domande a questa torma di redivivi. Dico: ti torna uno zio morto cinque anni prima e non gli chiedi: Come mai ? Chi sei in realtà ? Come sono fatti gli angeli ? E' vero che all'inferno fa caldo ? Insomma, più sciroccati dei morti redivivi sembrano i vivi superstiti. Li guardano come fossero appena tornati da un viaggio all'estero, li studiano, li sorvegliano discretamente. E fanno bene perché, loro, i resuscitati, usano riunirsi la notte per discutere sommessamente non si sa bene di che. Comunque, poco male. Come sono arrivati, così se ne ritornano (dove?). Si infilano in tombini e scompaiano non prima aver fatto scoppiare qualche palazzo ed aver appiccato due o tre incendi (così intuiamo dai rumori e da qualche rada luce sullo sfondo...).
E qui finisce.
Una preghiera: se qualcuno avesse la sventura di andarlo a vedere (perché costretto da un destino carogna, perché deve espiare qualche colpa infamante), ci contatti e ci spieghi. Colmi la nostra carenza di introspezione.
Ringraziamenti anticipati.

Daniele Sesti

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