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In amore c'è posto per tutti
Antoine (Daniel Auteil L'Apparenza Inganna, L'Avversario), maitre in un ristorante di Parigi, una sera salva uno sconosciuto da un tentativo di suicidio. Luis (Josè Garcia Romuald et Juliette, Jet Set), l'uomo da lui salvato, è in crisi perché la sua fidanzata Blanche (Sandrine Kiberlain Storie di Spie, A Vendre) lo ha abbandonato. Antoine si sente in dovere di aiutarlo e cerca di far di tutto per farli rincontrare.
"L'essenza della commedia è un caos ben organizzato, propone una riflessione disordinata, ma nondimeno ironica e abbastanza realistica sui nostri stati d'animo" commenta il regista di "In Amore c'è posto per Tutti", Pierre Salvadori. "Un dialogo in campi/controcampi è una riscrittura confermata di due singole sequenze, dove si controllano due cose essenziali per la commedia: l'azione e la reazione" continua ancora il cineasta sottolineando lo stile con cui ha girato la sua pellicola.
Leggera ed intelligente aggiungerei io, spigliata ed arguta in certi momenti. Salvadori parlando del ritmo giusto per una commedia non può che aver ragione, la libertà deve essere consegnata principalmente agli attori, sono loro che battono il tempo, eseguono la partitura. Auteil, in ogni film in cui appare, sembra sempre migliore o il migliore, la sua espressività non può far altro che apportare un beneficio all'opera. Nessuno sarebbe stato più adatto di lui in questo ruolo. Sin da "Un Cuore in Inverno", grazie al suo talento, ci ha regalato una sequela di personaggi che sarà difficile dimenticare. Ma basta lodare Auteil, purtroppo la pellicola ha le sue pecche. Anche se il classico campo/controcampo segna il giusto spazio scenico può risultare un tantino noioso. La seconda parte, infatti, rallenta un po' il ritmo, alcune sequenze sono ripetitive ed un paio di gag alquanto banali. Questa commedia potrebbe stare a metà tra il Francis Veber di "Sta zitto non rompere" e la Jaqui de "Il gusto degli Altri", sospesa tra mestiere e cinema cosiddetto d'autore. "In amore c'è Posto per Tutti", poi, non raggiunge il giusto equilibrio anche per un'altra componente, forse perché ricorda l'idea di base del film "Il Coraggio", in cui vittima e salvatore erano in quel caso Totò e Gino Cervi? Ma questi sono solo dettagli, comunque, lo spettacolo vale il prezzo del biglietto. Perciò varcate le soglia del cinema e divertitevi.
Marco Massaccesi
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