I mostri
A cavallo tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 l’Italia smette di essere un paese ad economia sostanzialmente agricola e avvia il processo di industrializzazione che nel giro di un decennio la porterà al cosiddetto boom economico. La struttura sociale del paese inizia a trasformarsi molto rapidamente con l’ampliamento di base della classe operaia e lo sviluppo del terziario. In un certo senso, è davvero in quegli anni che nasce l’Italia di oggi, e rivedere a distanza di decenni questo film satirico di Dino Risi lo conferma senza ombra di dubbio.

Uscito nelle sale nel 1963, "I mostri" è un film ad episodi di lunghezza molto variabile (alcuni sono così brevi da avere una durata al di sotto del minuto) che esplora la realtà di quegli anni con una lucidità ancora non pareggiata ai giorni nostri. Basti pensare al primo episodio, in cui viene mostrato uno dei principali difetti italiani, la furbizia, quella degradazione dell’arte dell’arrangiarsi che porta gli estimatori di questo vizio ad approfittarsi sempre e comunque (specie nelle piccole cose) del prossimo, quasi per una questione d’onore. Il fulminante finale è da brivido e di un’attualità che lascia sgomenti. Così vengono esaminate con pari ironia le figure del tifoso, del senatore immerso nella commmistione tra politica e affarismo; Risi si sofferma sul carattere narcotizzante della televisione e sull’inseguimento dei miti moderni del consumismo, la cui icona per eccellenza è naturalmente l’automobile (la vecchia 600!).

Mattatori di questa mirabolante girandola di figure grottesche sono Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, che mai come in questo film si rendono "maschere" al servizio del proprio tempo, in grado di passare con estrema disinvoltura tra i caratteri più vari e antitetici. Così Gassman passa dal personaggio del principe del foro a quello del pugile suonato, mentre Tognazzi può essere un azzimato senatore o un sordido procacciatore di affari.

Nella versione restaurata lodevolmente dalla Cineteca nazionale sono stati inseriti i frammenti di due episodi che poi non hanno trovato la propria strada nel lungometraggio completo: il cerbero domestico e l’attore, entrambi interpretati da Tognazzi. Unico particolare davvero spassoso è che nell’attore Tognazzi viene scambiato dal passeggero di un vagone ristorante per Gassman, ma in realtà queste riprese sono interessanti solo per cinefili e studiosi.

Quello che è davvero inquietante è come i difetti di allora siano diventati nella società italiana vizi inveterati e, per così dire, "endemici". Dino Risi profeta? Sembrerebbe proprio di sì.

La frase: "Uccide il padre dopo averlo derubato".

Mauro Corso

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