Good
Sono tanti i film sul nazismo e sempre di meno quelli capaci di dire qualcosa che non sia stato già detto. Nonostante sia un piccolo film, non abbia una grossa produzione alle spalle né si presenti con una storia particolarmente avvincente, "Good" dell'austriaco (ma cresciuto in Brasile, dove infatti lavora molto) Vicente Amorim, e tratto dall'omonimo libro di CP Taylor, ci riesce. Partiamo subito dal giudizio (positivo, come avrete intuito) per avere più spazio per le motivazioni.
Al centro di questa storia vi è il graduale avvicinamento di un professore universitario di lettere al nazismo. Un fascino subito quasi inconsapevolmente, continuo nel suo lento incedere, muoversi per piccoli assaggi e infilarsi nel quotidiano, tra un matrimonio che non va', una madre malata da assistere, il bisogno di una promozione per potersi permettere un appartamento da soli.
Apparentemente non ci sarebbe persona più lontana dall'accettazione dell'ideologia che quel docente che nei suoi corsi cita Proust e punta all'emozione della lettura anziché all'imposizione della cultura, eppure, quasi senza che ce ne si possa accorgere, è proprio lui la più facile preda di questa calamita. Sottovalutando il male, sentendosene superiori, lo si comincia di fatto ad accettare.
E' questo ciò di cui ci parla questo film tanto ben scritto che recitato da un bravissimo Viggo Mortensen. Se per buona parte della pellicola si potrà trovare la vicenda piuttosto noiosa e "semplice", il bellissimo finale (un lungo piano sequenza con frammenti onirici di grande intensità) riscatta il tutto fornendo la chiave di lettura anche di ciò che si è visto in precedenza. E' necessario soffermarsi sui problemi familiari e di carriera per comprendere quella che é stata l'arma più forte del nazismo: la sua logicità. Il modo con cui Vicente Amorim racconta la storia è tanto lineare, quanto funzionale, con un paio di spunti davvero eccellenti: il modo con cui ci mostra Mortensen vestito da gerarca e il già citato finale.
La psicologia di tutti i personaggi risulta ben scavata, mai legata a stereotipi (si pensi allo sviluppo narrativo che prende il personaggio della seconda moglie) e proprio per questo irritantemente credibile. Ne esce un lavoro bello nel suo raggiungere appieno le proprie intenzioni, un ottimo tassello per un'ipotetica perfetta filmografia sul nazismo che possa far capire come una pazzia del genere sia potuta accadere. Per non dimenticarsi che le tragedie avvengono giorno per giorno abbassando sempre un pò più il livello di guardia e mai tutte assieme.

La frase: "Sa che il fuhrer ha letto personalmente il suo libro?L'ha apprezzato molto...".

Andrea D'Addio

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