Delta
Un giovane, che rimarrà per tutto il film senza nome, dopo anni di assenza ritorna nei luoghi in cui è nato, sul Delta del Danubio, in Romania. Qui ritrova la sorella, timida e fragile e, con lei, inizia un rapporto di progressiva scoperta e osservazione, fino all’amore. I due, incuranti delle chiacchiere e degli ostacoli da parte della madre e del patrigno, decidono di costruirsi, nell’intrico del delta, una capanna, separata, tramite una lunga passerella, dal resto del mondo.
Fino alla tragedia.
C’è anche il regista Béla Tarr (The Man from London, presentato l’anno scorso a Cannes) nella produzione del film e il suo influsso sull’ungherese Kornél Mundruczó, "promessa" trentatreenne, fattosi conoscere con Johanna (2005), si percepisce. Tutto in Delta è lentezza, fissarsi per minuti sulle medesime immagini, quasi speculare allo scorrere esangue del fiume, nel suo perdersi in rivoli, in paludi, nel suo esaurirsi.
Se la prova formale e stilistica di Mundruczó è suggestiva, con una fotografia che coglie la stagnazione, la bellezza malinconica del paesaggio, con luci di albe e tramonti che filtrano tra la vegetazione e brillano sull’acqua, il tutto pare reggersi sul nulla, su scarsi dialoghi, la cui assenza, in questo caso, suona come mancanza di sostanza, assenza di una storia che ‘tenga’ la visione e non metta nello spettatore la voglia di alzarsi e uscire di sala.
Delta pare tenere grazie all’interpretazione degli attori, soprattutto di Orsi Tóth, la sorella, ma anche di Félix Lajkó, celebre violinista, autore delle musiche del film, qui al suo esordio.
Kornél Mundruczó, che alterna momenti crudi a sguardi di estrema pudicizia, con la terribile scena della violenza filmata da lontano, ha dichiarato di condividere la filosofia di Rousseau, "secondo cui l’uomo è naturalmente buono, ma viene corrotto dalla società” e Delta è senz’altro la resa cinematografica di un mondo che rammenta un certo Malick, in un’immersione nella natura più selvaggia, più "disordinata", completamente ignara e osservatrice del comportamento degli uomini, alla ricerca di un Paradiso a parte, separato dagli altri uomini. Perché dove sta l’uomo c’è la violenza.
Il film ha subito un arresto a causa della morte, durante le riprese, del protagonista, Lajos Bertók: la produzione ha dovuto ricominciare da zero.

La frase:
- (la madre): "Tu sei proprio una ragazza stupida"
- (il patrigno): "Dove vai, eh? E tu, la lasci andare?"
- (la madre): "Ha già fatto i bagagli, se ne va..."
- (il patrigno): "Va da suo fratello..."

Giulia Baldacci

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