Daunbailò

Una sorta di pellicola cult la cui reperibilità era ormai, a più di quindici anni dall'uscita, piuttosto complicata. Qualche VHS registrato da vecchie messe in onda notturne passato di mano in mano ed ormai ai limiti della vedibilità, ma nulla di più. La Mediafilm ora, sfruttando l'onda lunga del successo benignano, ma soprattutto con il lodevole intento di far conoscere anche al nuovo pubblico una piccola gemma, riporta in sala "Daumbailò" (acronimo di "Down by Law") di Jim Jarmush ("Ghost Dog").
Una storia imperniata essenzialmente su tre personaggi: Zack (Tom Waits / "Dracula"), DJ disoccupato appena defenestrato dalla sua donna, Laurette (Ellen Barkin), Jack (John Lurie / "New Rose Hotel") un protettore incastrato da uno dei suoi clienti e "Bob" (Roberto Benigni / "Pinocchio") ufficialmente un turista italiano, in realtà un baro.
Si capisce immediatamente il ruolo di perdenti nati dei due americani, due persone lontane anni luce tra loro, costrette a condividere un'amicizia forzosa dovuta alla situazione. Il collante? L'italiano pazzoide, Benigni appunto, che vive la reclusione con quel pizzico di follia e di sana ingenuità che li aiuterà ad evadere non solo dalla prigione ma anche da un destino grigio. Ma appena fuori la natura dei protagonisti riprende il sopravvento portandoli all'inevitabile separazione. Ad un bivio isolato, smarrita la benefica presenza del marziano italiano, le loro strade si dividono.

La fotografia cruda ed asciutta di Jarmush, con un bianco e nero che contribuisce ad enfatizzarne il realismo, ci restituisce una Louisiana molto lontana dalle patinate produzioni hollywoodiane, triste e bellissima al tempo stesso. Proprio in questo risiede la forza del film che partendo dai toni bui e crepuscolari dell'inizio ci porta lentamente ed oniricamente verso la luce della nuova alba in cui i Jack e Zack si separano.
Scandita dalle musiche degli stessi attori (Tom Waits ha composto parte della colonna sonora che si trova nell'album "Rain Dogs"), la pellicola sembra però sorretta più dalla forza dei singoli protagonisti che dall'impianto scenico totale.
Un film che ogni cinefilo dovrebbe comunque vedere per evitare di farsi ingabbiare dagli stereotipi della produzione di massa.
Da segnalare l'inglese da ristorante dell'attore toscano: un'esilarante serie di strampalati strafalcioni linguistici che rappresentano uno dei punti di forza del film. Il "Wish you where here" finale di Benigni, all'epoca, faceva scoppiare sonore risate nelle sale.
Anche qui una parte per Nicoletta Braschi. Immancabile.
A proposito nello slang americano "down by law" significa "tutto a posto".

Teresa Lavanga

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