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Sotto Assedio - White House Down











Mentre il governo americano è alle porte di uno storico trattato che prevede il ritiro delle forze armate dal Medio Oriente, la Casa Bianca viene presa d’assalto da una squadra di paramilitari. Nello stesso pomeriggio, il capitano della polizia John Cale e sua figlia Emily si trovano in visita all’interno della residenza presidenziale.
Dopo che i due vengono separati da un’esplosione, John trascorrerà il resto della giornata diviso tra la ricerca della figlia, finita nelle mani dei terroristi, e il tentativo di portare in salvo il Presidente degli Stati Uniti. Mentre all’esterno servizi segreti ed esercito collaborano per risolvere la situazione, John Cale, all’interno della Casa Bianca, cerca di difendere la Nazione per tornare ad acquisire lo statuto di eroe agli occhi di Emily.
Una sceneggiatura del genere non avrebbe potuto finire che nelle mani di Roland Emmerich, il regista tedesco più americano del mondo, re del genere catastrofico ("Independence Day", "The day after tomorrow"). E difatti qui, tra esplosioni, combattimenti, sparatorie e inseguimenti, Emmerich trova il terreno ideale per il suo cinema.
La prima parte del film, tesa a gettare le basi drammatiche della storia come pretesto per dare forza alle successive sequenze d’azione, risulta essere nettamente inferiore alla seconda, in cui la vena blockbuster del regista emerge in tutta la sua forza. Sia chiaro, durante tutte le due ore e dieci si respira aria di déjà vu, non c’è nulla di originale, ma Emmerich riesce a sfruttare con successo un linguaggio già utilizzato infinite volte per creare puro intrattenimento, senza pretesa alcuna.
I personaggi hanno delle caratterizzazioni superficiali, imbevute di stereotipi (quasi tutti stanno vivendo o hanno vissuto un dramma familiare) e a tratti persino irritanti (l’improbabile passione di un’undicenne per la Casa Bianca e la politica). Il cast comprende, oltre ai due protagonisti Channing Tatum e Jamie Foxx, Maggie Gyllenhaal, Richard Jenkins e Jason Clarke.
Come in molti altri film di Emmerich, ma in maniera molto più evidente, sono presenti riferimenti alla situazione politica contemporanea. D’altronde qui si ipotizzano – estremizzandole - le conseguenze che avrebbe oggi il rientro in patria dell’esercito americano dal Medio Oriente. E questo scenario ipotetico, evidente fin dai primi minuti, prevede una forte opposizione dell’industria bellica statunitense. La sceneggiatura di James Vanderbilt, acquistata dalla Sony Pictures per l’esorbitante cifra di tre milioni di dollari, funge dunque sia da forte critica verso la società americana, sia da portavoce di un acceso patriottismo, che il regista non si sforza di attenuare, costellando il film di svolazzanti bandiere a stelle e strisce. Come non riconoscere, poi, nel Presidente democratico di colore, Barack Obama?
Emmerich diverte e si diverte, tra autocitazioni ("Questa è l’ala della Casa Bianca che viene distrutta in Independence Day") e aperture all’umorismo. Il prodotto finale è un blockbuster di buona qualità, che procede in crescendo e che, una volta raggiunta la tensione adatta a mantenere viva la partecipazione dello spettatore, la mantiene fino alla fine.

La frase:
- "Come fai ad essere ancora sveglia?"
- "Caffeina e patriottismo, signore".

a cura di Luca Renucci

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