Un amore su misura
Quando ci viene chiesto come dovrebbe essere la nostra donna, o il nostro uomo ideale, si inizia subito dalla descrizione fisica e spesso ci si ferma lì, perché è impossibile poter descrivere esattamente il carattere che vorremmo il nostro partner possedesse: le sue inclinazioni, le sue attitudini, le sue stravaganze, si è sempre approssimativi.
Ma è proprio quanto viene chiesto all'ingegner Corrado Olmi, un uomo solo, separato dalla moglie dopo 15 anni di matrimonio, che trascina la sua vita passivamente, tra il lavoro e il ristorante del suo amico Erminio. Se fosse per lui la sua vita continuerebbe per sempre così. Un giorno, però, viene scelto dalla multinazionale giapponese Yono-cho per testare il suo nuovo prodotto: esseri artificiali, in tutto e per tutto uguali agli uomini, ma che possono essere programmati secondo i desideri del cliente.
Se la scelta si limitasse all'aspetto fisico non ci sarebbero problemi, meglio ancora sarebbe, come suggerisce Olmi, potersi portare a casa solo le parti intime, ma il progetto dev'essere completo e Corrado deve creare la sua donna perfetta. Ma la perfezione non è di questo mondo e dopo un inizio idilliaco, sopraggiungono i primi ripensamenti e così Olmi chiede le prime modifiche, e di modifica in modifica si arriva ad odiare l'oggetto tanto amato.

Dopo sei anni d'assenza dal grande schermo Renato Pozzetto, torna con "Un amore su misura", dove ricopre il ruolo di regista, sceneggiatore e attore principale. Il film, tratto dal libro di Vittorino Andreoli intitolato "Yono-cho", è una commedia surreale, sulla solitudine e sul bisogno d'amore. Tanti gli spunti interessanti della sceneggiatura: dalla passività del protagonista, al suo "riabilitarsi" agli occhi di tutti quando al suo fianco c'è la bellissima Camilla Sjoberg, dall'incapacità di capire i nostri reali bisogni, allo scollamento dalla realtà.
Ma se gli spunti sono buoni la realizzazione non è all'altezza. Lo stile di regia, televisivo e privo di ritmo, sembra essere rimasto agli anni '80, con una Milano ancora da bere. Mentre i protagonisti, complice il difficile doppiaggio in studio, più che recitare sembra che pronuncino le battute.
Insomma lo stesso soggetto in mano ad un regista esperto avrebbe potuto far nascere un grande film, così, invece, è a metà.

La frase:
- "L'abbiamo scelta perché lei è un uomo nella media, ma solo"
- "Solo, nella media..."
- "No. Disperatamente solo"

Elisa Giulidori

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