Titus
Julie Taymor viene dal teatro, e recentemente ha ottenuto un enorme successo con il musical de "Il Re Leone", che ha vinto sei Tony Awards. Approda ora nella regia cinematografica con un film tratto da una tragedia di uno dei più apprezzati "sceneggiatori" di ogni epoca: William Shakespeare. Il "Titus Andronicus" è un'opera difficile, tratta di argomenti cruenti come la violenza e la crudeltà, la vendetta e l'odio. Anche per quest'opera William Shakespeare, nonostante appartenga al periodo rinascimentale, può essere considerato un autore contemporaneo. Qui traspare la sua volontà di mettere in evidenza il tema della tragedia umana. Un susseguirsi di eventi tragici ci ricorda fino a quale punto la parte malvagità dell'animo umano può arrivare pur di soddisfare le sue emozioni generalmente più controllate. All'epoca in cui la tragedia fu scritta, venne subito bandita perché i temi tragici e l'orrore con cui questi venivano descritti, andavano poco d'accordo con le tendenze classiciste dell'epoca. Ai giorni nostri invece l'orrore e le tinte forti delle vicende umane sono all'ordine del giorno, continuamente si viene bombardati dai mass-media di scene truculente e raccapriccianti, perciò meglio si può comprendere e analizzare il "Titus Andronicus", e ovviamente apprezzarlo.
Ambientato nell'antica Roma l'opera parla di un generale, Tito (Anthony Hopkins "Istinct", "Il Silenzio degli Innocenti"), che fa rientro a casa con onori e lodi, dopo aver sconfitto i Goti, portando, come era consuetudine, come bottino di guerra la regina dei Goti, Tamora (Jessica Lange "Obsession", "Cape Fear - il promontorio della paura"), i suoi tre figli, e il suo amante segreto, Aronne il Moro (Harry J. Lennix "Bus in viaggio", "Pioggia di soldi"). Per compiere il rituale religioso come ringraziamento agli dei per la vittoria, il sacrificio umano di uno dei figli di Tamora, Titus innesca tutta una serie di vicende con esito tragico, stimolo dell'odio e della vendetta.
Per la sua prima regia cinematografica la Taymor si è ispirata alla sua messa in scena teatrale del "Titus Andronicus", del 1995, definito dalla stampa newyorchese come "Incubi da stanza degli orrori". La trasposizione cinematografica è modificata nel suo mezzo narrativo, la realtà e l'intreccio delle vicende che si susseguono sono viste attraverso gli occhi di un bambino: Lucio (Osheen Jones "Velvet Goldmine", "A Midsummer Night's Dream"), il giovane nipote di Tito, un personaggio di secondo piano nell'opera originale, e innocente testimone di tutte le atrocità. Per rispettare appieno l'ambientazione originale che vuole che le vicende si svolgano nell'antica Roma, il film è stato girato negli studi di Cinecittà e tra i monumenti della città eterna, in un affascinante scenario che ci porta dall'antica Roma ai giorni nostri, creando un'epoca di transizione, un'epoca immaginaria che attraversa tutti i secoli, che rifletta due millenni di violenza dell'uomo verso la sua stessa natura.

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