24 Novembre 2009 - Conferenza
"Cado dalle nubi"
Intervista al regista e al cast.
di Francesco Lomuscio

In occasione dell'uscita di "Cado dalle nubi", il regista Gennaro Nunziante, affiancato dai protagonisti, dal produttore Pietro Valsecchi e dal presidente di Medusa Carlo Rossella, ha presentato il film alla stampa romana.


Nonostante il vostro sia un film appositamente costruito su un personaggio popolare, la sceneggiatura si fa sentire non poco. Come avete lavorato alla stesura? Siete stati influenzati dal modo di fare cinema da ridere a stelle e strisce?
Gennaro Nunziante: Noi, come al solito, siamo quello che abbiamo visto, quindi di sicuro la commedia americana, nel mio caso Blake Edwards più di tutti. La volontà era quella di fondere la sua comicità con la nostra commedia, che secondo me rappresenta la pagina più bella che noi, per il cinema, abbiamo scritto a livello mondiale.

Pietro Valsecchi può raccontarci un po' la genesi del progetto?
Pietro Valsecchi: Rispetto al cinema, è stato un progetto molto veloce, perché ho incontrato Checco e Gennaro a Cortina, dopo che mio figlio mi aveva parlato di questo comico pugliese. Li ho fatti venire su da noi, dove sono arrivati un po' come Totò e Peppino, perché erano vestiti un po' estivi e faceva -20 (ride). Poi siamo stati insieme qualche giorno a Roma e a Bari, ho collaborato un po' sulla storia e tra noi c'è stata una grande sintonia immediata. Alla fine, ho deciso che il regista sarebbe stato Gennaro.

Checco, pensi che questo sia l'inizio di un futuro come attore cinematografico?
Checco Zalone: Possiamo fare tutte le chiacchiere che vogliamo, ma ti saprò rispondere solo lunedì, perché a parlare saranno le persone. La mia maggiore perplessità sta nel fatto che sono uno di quelli che la gente guarda gratis, spopolo su internet, su un mezzo formidabile come YouTube, mi fa tantissimo piacere ma è gratis (ride). Ora, invece, bisogna spendere sette euro per andare al cinema e spero che l'esperienza si ripeta, così potrò migliorare l'interpretazione. Mi piace tantissimo il cinema, perché, a differenza di ciò che possiate pensare, sono molto emotivo, vivo il live con grande tensione, mentre il cinema ha tempi dilatati che consentono di pensare e stare tranquillo. Quando devo fare un'esibizione live ci sono momenti in cui maledico il giorno che ho deciso di fare questo lavoro, vorrei fare il muratore, un lavoro da dipendente con la pausa pranzo (ride).

Tra l'altro, sarai protagonista con George Clooney del Monte-Carlo Film Festival…
Checco Zalone: Sì, lo conosco George Clooney, mi dispiacerà oscurarlo, ma è la vita (ride).

Quanto c'è di autobiografico in questo film?
Checco Zalone: La parte iniziale, il canovaccio essenziale, perché io sono partito dal sud e sono arrivato in una Milano che non conoscevo.
Gennaro Nunziante: Soprattutto la parte sentimentale (ride).
Checco Zalone: In che senso sentimentale?
Gennaro Nunziante: T'hanno mollato
Checco Zalone: No, non m'hanno mollato; inizialmente volevo fare il musicista, il jazzista, chiaramente, poi, non sono così tamarro come il Checco del film.

Il film compone un quadro del nostro paese, tra dissidi politici e altro, con uno sguardo molto positivo…
Checco Zalone: La nostra Puglia è stata sempre dipinta nel cinema come un terreno astioso, territorio di perdizione, degrado, mafia, delinquenti, ladri; una volta tanto, abbiamo fatto vedere una Polignano bellissima, la città che ha dato i natali al grande Modugno. In verità, abbiamo scelto Polignano proprio perché doveva esserci la statua di Domenico Modugno, che sarebbe apparsa nell'introduzione al film, ma alla fine non è stata messa. Era facile cadere nella retorica o nell'anacronistico scontro Nord-Sud; in realtà, non c'è questo scontro, perché Checco è talmente puro che non avverte nemmeno la presenza leghista o quella della cocaina.
Gennaro Nunziante: Non c'era da parte nostra la voglia di fare una specie di satira del costume. E' un racconto di uno che passa dentro l'Italia facendo strike, ma senza rendersene conto.

Come mai non avete inserito nel film alcuni dei numeri più gettonati di Checco?
Checco Zalone: Volevamo fare un film, non la televisione al cinema. Il rischio che si correva era proprio quello di avere la presunzione di fare il cinema riportando semplicemente la gag televisiva sul grande schermo. Ma non avrebbe funzionato.

Giulia, parlaci della progressiva trasformazione del tuo personaggio, dall'insopportabilità all'amore…
Giulia Michelini: Sono quelle cose che nella vita non possono mai capitare, poi, però, c'è la sorpresa. Fondamentalmente, è una storia anche d'amore.
Checco Zalone: Poi c'è stato anche questo bacio, c'ho messo una punta di lingua, ma non l'ho fatto in malafede (ride).

Fabio, invece, si è divertito nell'interpretare il suo personaggio?
Fabio Troiano: Sì, mi sono divertito molto. Inizialmente mi sembrava difficile, perché dovevo pescare nella mia parte femminile e non l'ho trovata subito, poi, quando trovi la chiave e ci giochi dentro, ti diverti a fare l'omosessuale. Con Gennaro ho cercato di non fare la macchietta, perché non volevo andare in quella direzione, poi con Dino mi sono trovato molto bene, perché era già un mio amico.

Carlo Rossella vuole dire qualcosa a proposito del film?
Carlo Rossella: Checco Zalone è un personaggio che mi ha fatto sempre molto ridere; quando Valsecchi mi ha proposto un film con lui ho fatto un salto di gioia sulla sedia, poi mi sono molto divertito anche quando sono andato a vederli che giravano e quando ho visto i giornalieri.

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