06 Settembre 2008 - Intervista
"Pranzo di ferragosto"
Intervista al regista.
di Federico Raponi

Un esordio alla regìa a quasi 60 anni per Gianni di Gregorio, che con il suo 'Pranzo di Ferragosto' ha partecipato alla 23ma edizione della Settimana Internazionale della Critica.

Come ti senti?
Gianni di Gregorio: contento e anche un po' emozionato, hanno scelto questo film piccolo e comunque coraggioso in qualche modo, ecco. Le interpreti sono quattro signore dagli 84 ai 91 anni, bellissime, che m'hanno proprio travolto durante le riprese. Erano le uniche veramente in forma, anche rispetto a tanti ragazzi della troupe, e quindi ho avuto ancora una volta una lezione da persone così grandi d'età. Una lezione positiva, di vitalità. Tutto nasce da una storia personale, perchè sono figlio unico di madre vedova, perciò ho vissuto tutto un lungo periodo con lei, anche difficile, dove però ho capito la potenza dell'universo dei cosiddetti "vecchi", e poi anche certe loro vulnerabilità.

Tra voi c'è una grossa differenza d'età?
Gianni di Gregorio: nel film io - perchè l'ho interpretato anch'io - ho la mia età, 59 anni, e mia madre 91.

Quindi il tuo è un esordio "da grande"...
Gianni di Gregorio: ho avuto sempre esperienze di sceneggiatura, ho fatto molti aiuti regia e poi negli ultimi anni ho sempre lavorato con Matteo Garrone, del quale - anche se sono anagraficamente più grande - mi considero un allievo in qualche modo, perchè ha cambiato un po' la visione anche sul cinema, per me.

E da "allievo", qual'è stata la lezione di Garrone?
Gianni di Gregorio: ho un po' imparato che il cinema è uno sguardo. E quindi registra, ruba, coglie certi aspetti del reale che sono poi quelli più profondi, no? Piuttosto che arrivare con una costruzione, anche quella stessa della sceneggiatura, è meglio vivere il film più come un flusso vitale che è dato dal rapporto con le persone. Molto più potente dell'idea, che può essere una traccia. L'apporto dato da questo flusso trovo che sia quello che può produrre qualcosa di veramente interessante, di autentico.

Come è nato il film?
Gianni di Gregorio: innanzitutto ho fatto leggere la sceneggiatura a Matteo, e gli era piaciuta. Mi ha consigliato dei produttori, anche amici, conoscenti. I quali mi dicevano: "No, cosa fai, con le vecchiette non si fa una lira. Sei pazzo, insomma". E quindi non riuscivo a presentare la domanda, anche per dei finanziamenti, nulla. Invece è stato proprio Matteo che m'ha messo a disposizione la sua società per realizzarlo, e poi abbiamo ottenuto un fondo perchè hanno riconosciuto l'interesse culturale alla storia.

E poi?
Gianni di Gregorio: abbiamo trovato delle signore, non attrici. Quindi è stato veramente difficile, anche contenerle tra l'altro, perchè hanno una personalità fortissima.

Hai scelto donne di estrazione popolare?
Gianni di Gregorio: mista, due di estrazione popolare, una borghese e una addirittura dell'aristocrazia europea.

Sul set, com'è andata?
Gianni di Gregorio: il loro rapporto viveva e andava oltre quello che certe volte volevo fare durante le riprese. Infatti io dovevo seguire la traccia ma molto spesso, nel momento in cui dicevo: "adesso, signore, è un momento di armonia" litigavano e, nel momento in cui dovevano litigare, per conto loro andavano d'accordo. Ho dovuto adeguarmi, mi sono abbandonato al flusso ed è stato bello: queste signore hanno trasmesso qualcosa di autentico e anche una vitalità che noi tante volte ci dimentichiamo, ma anche a 84, 91 anni esiste sempre, ed è comunque un pensiero che riguarda la libertà personale, la dignità, la vita insomma. Mi hanno dato talmente tanto che sono più contento, il film è venuto meglio di come mi aspettassi.

Com'è debuttare a 59 anni?
Gianni di Gregorio: sono un uomo di cinema, ho fatto molti set, però - mentre giravo questo - più di una volta mi sono detto: "porca miseria, se l'avessi fatto a 30-40 anni sarei stato il doppio più potente. Ma poi uno viene travolto, è un fatto di passione, DNA.

In questo l'esperienza ha aiutato...
Gianni di Gregorio: sono stato facilitato moltissimo, certo. L'emozione e il senso di responsabilità erano presenti, e volendo fare un'operazione onesta, semplice, avevo addosso una sorta di ansia. Fare un film è faticoso, questo va detto. E anche bellissimo. Poi io in realtà non sono un condottiero, ma un mite. Quindi ascolto tutti i consigli e poi mi metto lì a filtrare, pensare, perché ci può stare anche quello buono. C'era con me Massimo Gaudioso - questo ci tango a dirlo - anche lui sceneggiatore di 'Gomorra', 'l'Imbalsamatore', 'Primo amore' di Garrone. Lavoriamo spesso insieme, ed è stato al mio fianco anche nella regìa perché io, avendo fatto pure l'attore, ero al di qua della macchina da presa. C'erano dei momenti, sopratutto a metà delle riprese, in cui andavo da lui e gli dicevo: "aiuto, che devo fare?".

La città è presente, nel film?
Gianni di Gregorio: sì, più o meno deserta ovviamente perchè la storia si svolge il 15 agosto, e molto calda - mi sembra - nelle inquadrature degli esterni. Ho anche ascoltato i consigli della scenografa - Susanna Casciella - che mi ha consigliato di mostrare proprio la città imperiale, e quindi in quei passaggi c'è il Colosseo, la Roma dei Fori, iconografica. Ma in questo contesto funziona, perchè c'è il senso del Tempo, della terza età.

I tuoi riferimenti?
Gianni di Gregorio: tutto il Neorealismo italiano, tantissimo Truffaut, il cinema giapponese. Ho 59 anni, vengo da una generazione che ha visto ancora il cinemetto del quartiere, il pomeriggio dopo la scuola si passava il tempo nelle sale, c'era l'usanza di vedere 2-3 film. Ci poteva essere Visconti come il film americano sulla guerra o quello di Kurosawa. E infatti, credo che una delle mie grosse impressioni fu vedere a 8-9 anni 'i sette samurai'. Sono come delle cesure. Molti anni più tardi ho visto 'mean streets' di Scorsese, ed è stata una nuova cesura. Poi ho incontrato Garrone, ho visto il suo modo di fare cinema e quella è stata la terza carica vitale rispetto proprio alla macchina cinema, ad un modo di rapportarsi così, senza rete.

Come vedi lo stato di salute del nuovo cinema italiano?
Gianni di Gregorio: in fondo sono un ottimista, vedo un riaffacciarsi, con tutto quello che è successo al Festival di Cannes con Garrone e Sorrentino, e poi con una serie di opere prime. Un momento di passaggio, sicuramente, ma che porterà a qualcosa di buono, sento che ci sono delle forze, anche perchè poi nei momenti più confusi emerge l'urgenza di dire qualcosa.

Voglia di qualcos'altro, ora?
Gianni di Gregorio: ho un'idea, però sono sopraffatto dagli eventi, ancora non ce la faccio a mettermi seduto a pensare.

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