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30 agosto 2002 - Conferenza stampa
Peter Mullan
Intervista al regista di "Magdalene"
di Valerio Salvi
Ha avuto dei problemi a far capire alle sue attrici quel livello di sofferenza?
Io ho detto loro che avrebbero dovuto pensare di essere nate venti anni fa, ma senza dare un'interpretazione troppo "storica". Le attrici sono comunque irlandesi e conoscono il potere della chiesa nelle loro vite.
Tutti siamo stati repressi in un modo o nell'altro, quanto il film e' irlandese e quanto universale?
Io volevo realizzare una storia universale non una condanna specifica contro la Chiesa Cattolica. Girando mi sono reso conto che non c'è differenza tra le varie religioni; molte pensano che le donne teen-agers siano pericolose per la religione (vedi i Talebani ad esempio). Ho scelto l'Irlanda in quanto è, ma soprattutto è stato, uno stato teocratico. Il concetto di convento come business è tipicamente cattolico, il loro modo di vedere la religione come fonte dio potere temporale e quindi economico...
La pellicola è quasi una "fiction", ma con uno stile documentaristico. Quanto c'è di realismo?
Io non volevo realizzare un documentario, sarebbe stato noioso. Io vedo le suore come delle vittime; sono delle donne nubili controllate da uomini che a loro volta controllano altre donne.
La figura sicuramente più realistica era quella di Crispina, una ragazza ritardata. Molte delle ragazze nei conventi erano ritardate, quindi a rischio di "atti sconvenienti", erano soprattutto scomode per le loro famiglie e comode per il convento.
Le altre storie sono simili alle testimonianze che ho raccolto, ma non ho voluto essere pedissequo, anche perchè alcune realtà sarebbero state troppo crude ed eccessive per il pubblico.
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