03 Settembre 2005 - Conferenza stampa
"Bubble"
Intervista al regista Steven Soderbergh.
di Andrea D'Addio


Alla conferenza di "Bubble" sono presenti il produttore Gregory Jacobs e il regista Steven Soderbergh.

Qualcosa a proposito delle modalità distributive del film….
Soderbergh: il nostro progetto all'inizio era di trarre vantaggio dalla tecnologia digitale per farlo uscire nello stesso formato in tutti e quattro mercati. Crediamo che sia un passo inevitabile sia il cinema dovrà intraprendere. Forse non per tutti i film, ma per molti sarà così. E' il modo migliore per il consumatore di vedersi un lavoro, quello di lasciar scegliere a lui dove e a quale costo vedere.
Bubble è il primo di sei film che realizzeremo con queste modalità distributive. Non c'è un limite entro il quale completare il ciclo. Saranno sei film da qui a quarantacinque anni.

Tempo fa lei affermò di volersi allontanare da Hollywood per farci ritorno solo dopo un po' di tempo, adesso con questo film ritorna ad un'anima che sa più di cinema indipendente. Ritornerà a fare film come Ocean's eleven, ovvero adatti al grandissimo pubblico?
Soderbergh: Aiuta molto per me passare da film dalle produzioni grosse come Ocean's twelve a questi più "gestibili". Si riesce a presentare storie in maniera più interessante, con più riflessione.

Come mai ha scelto per attori non professionisti?
Soderbergh: Volevo trovare la naturalezza, la spontaneità. Cercare di mescolare la realtà e la fiction in maniera meno aggressiva di quello che fanno in tv i reality show. Nei reality la persona viene assalita, perché è lo show a primeggiare. Io volevo raccontare invece la vita di queste persone. Ho chiesto agli attori di portare il massimo della loro vita nel film, perché volevo fare una sorta di testamento.

Il personaggio di Martha mangia sempre patatine e hamburger…E' una critica generale verso uno dei nuovi problemi del benessere: l'obesità?
Soderbergh: L'idea iniziale del film era di mettere in scena persone che fanno ogni giorno lo stesso lavoro. Il mio sceneggiatore aveva trovato su Internet la notizia di una fabbrica di bambole dell'Ohio. E abbiamo deciso che sarebbe stata la situazione ideale dove ambientare il film.

Non pensa di aver fatto un film solo per un certo tipo di pubblico?
Soderbergh: Non so quale sarà la risposta al film, come la gente reagirà. Non è un film tradizionale, ma non è neanche oscuro, è piuttosto semplice Dal punto di vista estetico la pellicola assomiglia più ad un film europeo che americano, perché dà spazio al pubblico, mentre i film di Hollywood sono spesso visti in modo passivo, poiché tutto è elaborato, il pubblico è solo l'ultima pedina. Bubble invece è più interattivo, richiede uno sforzo da parte del pubblico.

Come mai la scelta dell'Ohio e della fabbrica di bambole?
Soderbergh: E' stata una vera e propria fortuna. Da una parte mi serviva un luogo dove la provincia, la povertà, la sopravvivenza, fossero un sentimento percepibile già dalle immagini dell'ambiente. Un mio amico su Internet trovò l'idea della fabbrica di bambole. In America ne sono rimaste solo 3, tutte le altre hanno chiuso e si sono trasferite in Cina. Due delle tre rimaste aperte si trovano proprio in Ohio. Una di queste è stata la nostra scelta. E' stato meglio di quanto mi aspettassi.

Ha mai pensato di fare un documentario?
Soderbergh: Si, è un progetto che ho iniziato tempo fa, ma non sarà pronto prima di un paio d'anni.

Altri progetti futuri…
Soderbergh: Ci sarà un thriller con George Clooney, mentre nella prossima primavera inizieremo a girare un film su Che Guevara. Sto lavorando anche ad un documentario, ma ci vorranno ancora un paio d'anni.


  

Intervista per il film "Bubble".


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