Mumford    "MUMFORD"
siamo andati a vederlo, in anteprima, per voi.

Resoconto del nostro inviato Valerio Salvi

Diario del "Visionario"
(Martedì 18 Luglio 2000)

Con questo film si chiude la stagione delle anteprime della Buena Vista e ci si prepara finalmente alle "giuste ferie", Scozia arrivo!. L'altro giorno alle 3 di pomeriggio all'anteprima non c'era quasi nessuno. Il regista è sicuramente valido: Laurence Kasdan, e se anche il cast non è notissimo è comunque composto da giovani attori molto bravi. Tra l'altro ritengo che Kasdan sia un maestro proprio nel valorizzare i talenti emergenti (uno per tutti: Kevin Kostner).

Il film si fa notare soprattutto per la tecnica con cui è stato girato. Ci troviamo di fronte a 3 pellicole diverse: la principale, quella in cui si svolge la storia presente, è molto classica: atmosfere calde e solari, ambientata in una piccola cittadina americana pressoché perfetta e con personaggi lineari e rassicuranti (nonostante le numerose nevrosi che questi rappresentano). Il primo dei due "tasselli", invece, rievoca la vita del protagonista: questo è girato tutto in soggettiva, con un obiettivo che tende a deformare leggermente l'immagine quasi a volerci fornire la visuale dell'occhio di chi vive le scene; i colori sono saturi, l'immagine è sfocata ed i personaggi sono sempre eccessivi (un pò come la vita stessa di Mumford). Infine il terzo tema, quello onirico: tutto in bianco e nero, con dialoghi stile anni 50 e permeato da un'atmosfera decisamente retrò (in linea con la psiche del sognatore). Tutto questo ci permette di apprezzare appieno le qualità registe di Kasdan, peraltro maturate in anni e anni di militanza, ed offre uno spunto in più ad una storia che altrimenti sarebbe troppo manierata.

Una notazione alla parte girata in soggettiva: questa è sempre vista con gli occhi del protagonista mentre interagisce con il mondo che lo circonda, almeno per tutto il tempo in cui la sua vita è stata un lasciarsi andare alle correnti che lo trasportavano, ma nel momento in cui prende coscienza di ciò che gli sta accadendo, viene finalmente inquadrato dall'obbiettivo come se questa sua presa di coscienza gli consentisse di assurgere ad una vita reale.

Colpisce sicuramente la struttura del film che valorizza i dialoghi sopra le immagini. Infatti la "location", peraltro molto curata, non è che un corollario alle lunghe chiacchierate introspettive dei vari personaggi. Le storie, apparentemente slegate tra loro, si uniscono alla fine in un grande affresco, se vogliamo un pò scontato, sui sentimenti dell'amore e dell'amicizia.

Molto ben caratterizzati e "simpatici" i vari pazienti del Dr. Mumford, anche se forse gli stereotipi usati, in alcuni casi, sono un pò scontati, soprattutto nel loro decorso.

Curiosità:Il regista ha voluto che gli attori si riunissero per 3 settimane in un albergo facendo una sorta di "gruppo di autocoscienza" per meglio immedesimarsi nella storia dove l'analisi interiore attraverso il dialogo è parte fondamentale del soggetto.

Indicazioni:
Commedia a lieto fine? OK, Mumford è quello che fa per voi, ma solo se vi piace il film "parlato".

  
MUMFORD

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