Sessantotto - L'utopia della realtà
Dice Umberto Eco "Quelli della generazione del sessantotto pensavano che la rivoluzione fosse un caffé istantaneo", e forse è vero, o almeno così si appare dalle testimonianze raccolte da Ferdinando Vicentini Orgnani in "'68-L'utopia della realtà".
Lasciando che a raccontarci di quegli anni siano eminenti personalità come Erri De Luca, Adriano Sofri, Mario Capanna, Francesco Guccini, Luciana Castellina, Emanuele Macaluso, Giulio Caradonna, Fernanda Pivano e tanti altri, e seguendo i testi e le ricerche storiche del giornalista Adalberto Baldoni, il regista di "Ilaria Alpi il più crudele dei giorni" riporta in auge quelle che possono essere considerate le radici di molte delle nostre discussioni di adesso.
Dai movimenti pacifisti che all'epoca si formarono per contestare la guerra in Vietnam (il '68 fu l'anno dell'importante offensiva del Tet) alle rivendicazioni studentesche (il famoso "maggio francese" da poco di nuovo sulla bocca di tutti dopo le recenti manifestazioni degli universitari parigini contro la riforma del lavoro), dalla rivoluzione culturale che poneva al centro l'individuo contro le istituzioni e i grandi "poteri" (e che potremmo paragonare alla cultura no-global) alla tuttora persistente contrapposizione (solo in Italia però) tra comunisti e fascisti (anche se adesso almeno la "rissa" rimane solo dialettica).
Partendo dall'America e da quella beat generation di Ginsberg e Kerouac da poco superata da un punto di vista letterario, ma finalmente "adulta" perché incidesse sul quotidiano, la storia e l'evoluzione del '68 ci viene mostrato in modo logico-geografico, fino al nostro "amato" Paese. E proprio dall'analisi della ricezione italiana di quei sentimenti che viene suggerita la tesi portante del film: se il nostro 68 gettò le basi per un'escalation di violenza che culminò con le stragi degli anni 70 e 80 e il brigatismo rosso, fu per un preciso piano di chi all'epoca governava. Che gli estremisti rimangano agli estremi, anzi che combattano fra di loro facendo uscire tutta la violenza possibile, solo così il centro apparirà un approdo sicuro per il votante moderato. Così non fosse stato, aggiungiamo noi, fosse sarebbe nato prima un partito democratico di sinistra senza falce e martello con a capo quel Napolitano adesso divenuto Presidente della Repubblica (come in parte suggerisce l'editoriale di Paolo Mieli sul Corriere della sera di oggi 11 Maggio), prima si sarebbe formata una destra moderata, e magari oggi tra le due coalizioni ci sarebbe quel rispetto reciproco che purtroppo ci tocca segnalare solo come "evento". Perché seppur sono passati quasi trent'anni come diceva il poeta inglese Wystan Hugh Auden "L'uomo è una creatura che crea la storia e che non può ripetere il proprio passato né lasciarselo alle spalle".

La frase: : "Di certo adesso non sappiamo cosa siamo, né cosa saremo, ma sappiamo cosa non siamo più".

Andrea D'Addio

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