Saw VI
Si parte subito con quella che possiamo tranquillamente annoverare tra le più violente e shockanti sequenze di tutta la serie.
Giusto il tempo di riallacciarci al finale del capitolo precedente per ritrovare in scena non solo Costas Mandylor nei panni dell’investigatore Mark Hoffman, ormai erede di John Kramer alias Jigsaw, ma anche Betsy Russell in quelli di Jill Tuck, moglie del defunto serial killer dal volto di Tobin Bell.
Tra progressive rivelazioni e dettagli che emergono al fine di fornire spiegazioni riguardanti alcuni aspetti dei primi cinque tasselli, questo nuovo episodio, che segna l’esordio dietro la macchina da presa per Kevin Greutert, montatore dell’intera saga, si concentra però sulla figura dell’imprenditore delle assicurazioni mediche William Easton interpretato da Peter Outerbridge, il quale, costretto a negare un prestito a un uomo disperato e bisognoso di importanti cure, si trova ad affrontare un percorso tempestato di strumenti di tortura ed atroci scelte da effettuare.
Quindi, la tipologia di soggetto si rifà di sicuro a quella già alla base di "Saw 3" (2006), con la differenza che il sadismo messo in scena, tra impiccagioni, acido idrofluorico e perfino una sorta di giostra-roulette russa, non appare in questo caso gratuito, ma intelligentemente finalizzato a incarnare in maniera più o meno metaforica dinamiche e ripercussioni dell’universo lavorativo aziendale, tempio dell’avidità e dell’arrivismo.
Con particolare riferimento al sistema sanitario a stelle e strisce e alla tanto discussa crisi, affrontata anche da Sam Raimi nel contemporaneo "Drag me to hell" (2009), la cui idea di partenza non sembra poi molto distante da quella che Greutert sfrutta per costruire questo suo primo lungometraggio.
E la sua provenienza dal montaggio è ulteriormente testimoniata dal buon ritmo narrativo che scandisce i veloci 86 minuti di visione, talmente coinvolgenti da avvicinare l’operazione ai lodevoli risultati che caratterizzarono i primi due film dell’epopea enigmistica.

La frase: "Le decisioni riguardanti la salute dovrebbero essere prese dai pazienti e dai loro medici, non dal governo".

Francesco Lomuscio

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